Attualmente, i deputati hanno la possibilità di far accreditare due persone esterne, siano essi collaboratori personali oppure rappresentanti di gruppi di interesse. Questa regolamentazione è però stata più volte criticata.
Con il suo atto parlamentare - che era stato approvato (20 a 17) una prima volta nel marzo del 2016 dalla Camera dei cantoni - Berberat chiedeva l'accreditamento obbligatorio per i lobbisti e l'adozione di un'eventuale limite alla loro presenza sotto il "Cupolone", prendendo spunto da quanto già avviene per i giornalisti che seguono da vicino l'attività parlamentare.
Anche la commissione delle istituzioni politiche del Nazionale si era espressa a favore dell'iniziativa parlamentare. Tuttavia lo scorso febbraio - per 6 voti a 5 e 1 astenuto, con il voto decisivo del suo presidente Peter Fohn (UDC/SZ) - la sua omologa degli Stati aveva proposto di non entrare in materia sul progetto di legge.
Oggi, però, i "senatori" non hanno seguito la raccomandazione della propria commissione preparatoria. Con la nuova normativa, si intende istituire un registro degli accreditamenti in cui i lobbisti sono tenuti a indicare il nome del datore di lavoro e i loro mandati. Inoltre un numero limitato di lobbisti riceverebbero l'autorizzazione ad accedere a Palazzo federale per la durata della sessione.
In commissione avevano prevalso gli argomenti secondo cui un simile sistema risulta troppo complicato e non apporta alcun valore aggiunto. Secondo la maggioranza commissionale, spetta ai parlamentari assumersi la responsabilità delle persone che intendono dare accesso al "Cupolone".
Sebbene la soluzione sia molto complessa e le conseguenze difficili da valutare, la commissione può riprendere il dossier e proporre una soluzione più intuitiva, ha rilevato Pascale Bruderer (PS/AG). A sua volta, Raphaël Comte (PLR/NE) ha sottolineato come vi sia la necessità di agire in questo ambito. Il "senatore" neocastellano ha invitato con successo il plenum a dare una nuova chance alla sua commissione.
Il "senatore" Thomas Minder (Indipendente/SH) ha sottolineato invano che agenzie e grandi associazioni potrebbero sempre rivendicare un accesso per una sessione. A suo avviso, si corre inoltre il rischio che sempre più persone esterne possano accedere a Palazzo federale, poiché i deputati attualmente non distribuiscono tutte le carte d'accesso.