Le Camere federali erano chiamate ad esprimersi sulle proposte della Conferenza di conciliazione. Il progetto è prima passato al Consiglio degli Stati dove ha ottenuto 27 "sì" e 17 "no". In seguito si è espresso il Consiglio nazionale dove l'esito era più che mai incerto. Alla fine è stato approvato con 101 voti contro 91 e 4 astensioni.
Il dossier è quindi pronto per le votazioni finali che si terranno domani mattina. L'ultima parola, come sempre in caso di modifiche costituzionali, spetterà al popolo. La votazione dovrebbe tenersi il prossimo 24 settembre.
Sostegno decisivo della Lega e del PVL
Alla Camera del popolo hanno sostenuto la riforma il PPD, il PBD, il PS, i Verdi, il PVL e i due leghisti. Contrari PLR e UDC. A far pendere l'ago della bilancia è stato il sostegno dei Verdi liberali, che hanno deciso solo ieri di appoggiare la riforma, e dei due parlamentari della Lega dei Ticinesi. Ad eccezione degli astenuti, Roberta Pantani e Lorenzo Quadri sono del resto gli unici deputati che non hanno seguito le raccomandazioni del gruppo parlamentare a cui appartengono, l'UDC.
Formalmente, i due rami del Parlamento dovevano decidere se approvare le proposte della conferenza di conciliazione, ossia la compensazione della prevista riduzione del tasso di conversione (l'indice che determina l'ammontare delle rendite) in seno al Primo Pilatro tramite un un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS per i nuovi pensionati e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150% al 155%, come proposto dal Consiglio degli Stati con il sostegno del PPD e dello schieramento rosso-verde.
La maggioranza del Nazionale - UDC, PLR e, fino a ieri, PVL - aveva invece sempre voluto agire nel Secondo Pilastro. La soluzione per la Camera del popolo risiedeva nell'aumento dei prelievi salariali, tramite una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia e la completa soppressione della deduzione di coordinamento.
"È un passo indietro"
Al Nazionale, UDC e PLR hanno tentato in tutti i modi oggi di convincere i colleghi degli altri partiti a bocciare la riforma: "è un passo indietro rispetto alla situazione attuale", ha sostenuto Sebastian Frehner (UDC/BS). La proposta è squilibrata: potenzia il Primo Pilastro e indebolisce il Secondo, ha aggiunto.
Il potenziamento dell'AVS mette in pericolo questa istituzione sociale, ha detto Adrian Amstutz (UDC/BE) secondo cui a pagare saranno "i nostri figli e nipoti" che "riceveranno solo debiti". Gli oltre 2 milioni di pensionati attuali non riceveranno un franco in più ma dovranno subire l'aumento dell'IVA, ha inoltre aggiunto.
A nome del PLR, Ignazio Cassis non ha nascosto la necessità di legiferare in quanto la generazione del baby-boom sta per arrivare all'età di pensionamento e i rendimenti finanziari delle casse pensioni sono in calo. La riforma proposta non è però quella giusta: "ci vuole una soluzione per risolvere i problemi non per peggiorarli", ha sostenuto il ticinese.
I maggiori introiti generati dal previsto aumento dell'età pensionabile delle donne "saranno utilizzati per fare regali". Tutti riceveranno infatti il supplemento di 70 di AVS, dalla cassiera del supermercato al miliardario, ha sottolineato Cassis. Insomma, per il ticinese il PLR non può appoggiare una riforma che non è sostenibile.
"Non ci sono alternative"
Per i Verdi liberali, che fino a ieri avevano sempre bocciato il rafforzamento dell'AVS, in un dossier così importante è invece necessario far votare il popolo. Per questo motivo, ha spiegato Thomas Weibel (PVL/ZH), sosteniamo le proposte della conferenza di conciliazione anche se rappresentano una "pillola molto amara da ingoiare".
Per il consigliere federale Alain Berset non c'è invece alternativa: "durante l'esame parlamentare tutte le opzioni sono state studiate" e il Parlamento alla fine ha deciso secondo le regole del sistema bicamerale. La riforma, ha proseguito il ministro dell'interno smentendo quanto sostenuto dal PLR e dall'UDC, soddisfa in gran parte gli obiettivi che il governo si era prefissato.
Il livello delle rendite viene garantito e l'equilibrio finanziario è raggiunto visto che la riforma permetterà di mantenere la dotazione del fondo AVS attorno al 100%. Quello che ci si deve chiedere, ha proseguito Berset, è cosa succederebbe in caso di bocciatura del progetto. In tal caso, il deficit dell'AVS raggiungerà 40 miliardi nel 2030 e la copertura del relativo fondo scenderà al 12%. Ciò significa che non ci saranno più soldi a sufficienza per pagare le rendite, ha avvertito il consigliere federale.
"Non fare niente - ha aggiunto Christine Häsler (Verdi/BE) - costerà alla fine molto di più". Dobbiamo dunque assumerci le nostre responsabilità per evitare lacune nel finanziamento dell'AVS, ha sostenuto la bernese. Tutti hanno dovuto fare dei compromessi, la sinistra sull'aumento dell'età pensionabile delle donne, la destra sulle modalità di finanziamento, ha aggiunto Silvia Schenker (PS/BS).
Barbara Schmid-Federer (PPD/ZH), ricordando le revisioni fallite nel passato, ha sottolineato come non sia possibile riformare le pensioni senza coinvolgere la sinistra. La zurighese ha poi citato un sondaggio secondo il quale la maggioranza della base democentrista sosterrebbe la Previdenza 2020. Il bonus di 70 franchi costituirebbe inoltre un miglioramento per migliaia di donne e contadini che non dispongono del Secondo Pilastro.
Una riforma di ampio respiro
Il progetto Previdenza per la vecchiaia 2020 era stato presentato da Alain Berset nel giugno 2013. Lo scopo della riforma era, ed è, di far fronte all'invecchiamento della popolazione e all'aumento della speranza di vita. Nel messaggio, licenziato nel novembre dell'anno successivo, il governo proponeva in particolare il pensionamento a 65 anni per tutti e la riduzione del tasso di conversione LPP (l'indice che determina l'ammontare delle rendite) dal 6,8 al 6,0%.
Per evitare una diminuzione delle rendite - tale misura comporterebbe infatti una loro contrazione di circa il 12% - il governo aveva previsto varie misure per aumentare l'avere di vecchiaia disponibile al momento del pensionamento. Per garantire il futuro dell'AVS, l'esecutivo aveva invece proposto un incremento dell'IVA fino a 1,5 punti percentuali.
Durante l'iter parlamentare, le Camere hanno modificato il progetto in più punti. I due rami del Parlamento si sono inoltre scontrati sul modo in cui compensare l'abbassamento del tasso di conversione. Come detto, per il Consiglio nazionale occorrere agire all'interno dello stesso Secondo Pilastro, per gli Stati nel Primo. Per appianare questa divergenza si è dunque dovuti ricorrere alla Conferenza di conciliazione che, con 14 voti contro 12, ha scelto la versione della Camera dei cantoni. La misura sarà finanziata con un aumento dei prelievi salariali di 0,3 punti.
La Conferenza di conciliazione ha dovuto esprimersi anche in merito all'innalzamento dell'IVA. Con 14 voti contro 10 e 2 astensioni ha optato per la proposta del Nazionale che auspicava un incremento limitato a 0,6 punti. I "senatori" avrebbero invece voluto un aumento di un punto percentuale.
La riforma Previdenza 2020 contiene anche altri punti importanti che erano già stati adottati dal Parlamento nelle passate sedute. Oltre all'aumento a 65 anni dell'età pensionabile delle donne, nel progetto figurano il pensionamento flessibile tra 62 e 70 anni, la riduzione e la flessibilizzazione della deduzione di coordinamento (ossia la parte più bassa della busta paga che non è assicurata nel quadro del Secondo Pilastro, attualmente tra 0 e a 24'675 franchi), l'aumento di un punto percentuale degli accrediti vecchiaia prelevati sul salario per le categorie d'età 35-44 anni e 45-54 anni, nonché un regime transitorio per le persone che avranno almeno 45 anni al momento dell'entrata in vigore della riforma.
Le disposizioni sull'IVA e l'aumento dell'età pensionabile delle donne saranno in vigore dal 2018, le altre l'anno successivo. L'incremento dell'imposta sul valore aggiunto avverrà a tappe ma inizialmente il tasso rimarrà invariato: nel 2018 terminerà infatti il supplemento di 0,4 punti dell'IVA destinato all'AI per il suo risanamento. Contemporaneamente entrerà in vigore un aumento di 0,1 punti attribuito alla ferrovia (decisione presa nell'ambito del progetto FAIF) e di 0,3 punti assegnati proprio all'AVS.
Un secondo incremento di 0,3 punti sarà effettivo quando l'età pensionabile delle donne avrà raggiunto 65 anni (ossia tre anni dopo l'entrata in vigore della riforma).