Il governo intende prolungare l'impegno della Swisscoy in seno alla forza multinazionale di promozione della pace KFOR fino al 2020. Il numero di uomini dovrebbe essere ridotto e passare progressivamente dagli attuali 235 a 165 dall'ottobre del 2019.
In caso di bisogno potrebbero essere decisi aumenti temporanei. Il Consiglio degli Stati ha appena avallato questa strategia e il nazionale dovrà esprimersi prossimamente. L'UDC voleva accelerare i tempi.
Per Hansjörg Knecht è ora di ritirarsi, come ha appena fatto il Lussemburgo. La situazione in Kosovo si è stabilizzata, ha sostenuto, aggiungendo che la KFOR è attualmente sovrarappresentata. La sua mozione è stata respinta con 112 voti a 70.
La situazione nel nord del Paese resta fragile, ha replicato il ministro delle difesa Guy Parmelin. Il Kosovo deve affrontare sfide strutturali e di sicurezza dello Stato, sia a livello di polizia che di forze armate.
Il Nazionale ha pure bocciato - con 122 voti a 60 - una mozione del ticinese Marco Chiesa (UDC) che chiedeva di porre fine alla missione della Swisscoy e impiegare le risorse materiali e umane per coadiuvare il lavoro delle guardie di confine. Chiesa ha portato l'esempio della situazione "acuta" avutasi in Ticino.
Si tratta di militari reclutati appositamente per l'occasione e che non possono essere spostati altrove, ha spiegato Parmelin. L'esercito interviene all'interno delle frontiere solo puntualmente, in caso di pericolo o se le autorità sono oberate. Se la situazione in Ticino lo richiede, ha concluso il ministro, il Consiglio federale presenterà una richiesta in tal senso al parlamento.