(ats) Le restrizioni all'esportazione di beni destinati alla sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili devono essere iscritte nella legge sui beni a duplice impiego. È il parere del Consiglio nazionale che - con 193 voti a favore e 1 astensione - ha adottato oggi un progetto governativo in tal senso.

Attualmente, l'esportazione e l'intermediazione di simili beni è soggetta a un'ordinanza della durata di quattro anni. In alcuni casi non viene concessa alcuna autorizzazione se vi è motivo di ritenere che il destinatario finale utilizzerà simili dispositivi - per esempio software spia - come mezzo di repressione, ha spiegato Alois Gmür (PPD/SZ) a nome della commissione.

Lo scorso giugno, il Consiglio nazionale aveva deciso per 89 voti a 84 di non sospendere l'esame del dossier come proponeva la sua commissione preparatoria; quest'ultima ha quindi dovuto riprendere in mano l'argomento per esaminarlo nei particolari.

Attualmente è in vigore un'ordinanza la cui validità è limitata. Il governo, ritenendo tale norma risalente al 2015 efficace, è dell'opinione che essa vada trasposta nel diritto ordinario. Nell'attesa che ciò accada, il Consiglio federale ha provveduto nell'aprile 2019 a prolungare la validità dell'ordinanza fino al 2023, ha spiegato il consigliere federale Guy Parmelin.

Socialisti e Verdi hanno tentato invano di introdurre un giro di vite nella legge per rafforzare il sistema di controllo. Ma la proposta di Léonore Porchet (Verdi/VD) di non concedere un permesso per esportare beni a duplice impiego se questi potrebbero essere utilizzati per violare diritti fondamentali o a scopi di repressione nel Paese importatore è stata bocciata con 123 voti contro 70.

Bocciata anche - con 104 voti contro 88 e 2 astenuti - una proposta dei Verdi liberali che chiedeva di rifiutare un permesso di esportazione e di intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili "se vi fossero motivi per credere che simili beni saranno utilizzati dal destinatario finale in particolare quali mezzi di repressione".

Il dossier passa ora agli Stati.