(ats) L'impiego di collaboratori esterni da parte dell'Amministrazione federale dev'essere reso più trasparente. Lo chiede una mozione adottata oggi per 32 voti a 6 dal Consiglio degli Stati, contro il parere del governo secondo cui sono già state adottate misure e simili contratti sono rari. Il Nazionale deve ancora esprimersi.

In un rapporto pubblicato nel novembre scorso, la commissione della gestione constatava che, nel complesso, sono stati compiuti progressi in materia di collaboratori esterni. Le unità amministrative sono tenute a verificare se è più conveniente eseguire determinati compiti internamente o delegarli prima di concludere contratti per prestazioni. Questi contratti sono soggetti a condizioni e linee guida.

Tuttavia, la Commissione ha ritenuto che il controllo delle direttive presentasse ancora delle lacune, specie per quanto attiene alla pubblicazione degli importi risparmiati mediante il ricorso a personale esterno.

La mozione chiede che la possibilità per l'Amministrazione federale di ricorrere a collaboratori esterni sia espressamente sancita dalla legge, mediante una modifica della normativa sul personale federale.

Il consigliere federale Ueli Maurer ha sostenuto - invano - che le collaborazioni esterne rappresentano soltanto il 3% del volume dei servizi acquistati, e che esse vengono effettuate con le imprese. A suo parere, la base giuridica attuale è più che sufficiente. La legge sul personale federale (già abbastanza complicata di suo, ha fatto notare il ministro delle finanze...) non c'entra nulla.

Le linee guida per il leasing di servizi esterni prevedono che contratti possano essere stipulati solo in casi eccezionali, ossia quando le risorse umane necessarie non sono disponibili internamente, non possano essere reclutate per tempo o manchino le competenze richieste.