Con le "azioni di lealtà", i titolari che detengono simili titoli per un certo periodo di tempo godrebbero di diritti preferenziali e riceverebbero dividendi più elevati. La maggioranza del Nazionale vi intravvede un incentivo a pensare a lungo termine, per investimenti più responsabili insomma. Il Consiglio federale non aveva previsto un tale strumento nel suo progetto di legge.
A differenza della Camera del popolo, i "senatori" non vogliono nemmeno consentire alle società di detenere capitale sociale in una valuta estera. La maggioranza del plenum ha giustificato la propria contrarietà con la necessità di proteggere i creditori dalle fluttuazioni dei corsi e dal pericolo di manipolazione delle cifre. Nemmeno la proposta di detenere il capitale azioni in euro o dollari ha trovato grazia agli occhi del plenum.
Per quanto riguarda la questione delle assemblee generali all'estero, il Consiglio degli Stati vuole attenersi al diritto in vigore. Le società anonime svizzere dovrebbero tenere l'assemblea generale in Svizzera. Martin Schmid (PLR/GR) teme che, se si svolgessero all'estero, gli azionisti di minoranza critici non avrebbero la possibilità di parteciparvi e, quindi, di far valere i propri diritti.
Una minoranza avrebbe invece voluto concedere questa possibilità, come il Consiglio federale e il Consiglio nazionale. "Potrebbero esserci motivi legittimi per un'assemblea generale al di fuori del Paese", ha spiegato Andrea Caroni (PLR/AG). Dopotutto, anche l'assemblea generale virtuale è ammessa. A nome del governo, la consigliere federale Karin Keller-Sutter ha ricordato che alcune aziende hanno già tenuto assemblee generali fuori dai confini nazionali. Il Consiglio federale vuole semplicemente creare la certezza del diritto.
Il Parlamento si è già accordato su diversi elementi della revisione del diritto societario. Già l'anno scorso, le camere hanno adottato linee guida sull'equa rappresentanza dei sessi a livello di Consigli di amministrazione e direzione delle grandi società quotate in borsa. Nei Cda, ogni genere dovrebbe essere rappresentato da almeno il 30% e nelle direzioni da almeno il 20%. Sono interessate circa 200 aziende. Le società che non dovessero rispettare tali criteri dovrebbero spiegarne le ragioni, illustrando le misure di miglioramento nel rapporto sulla remunerazione dei quadri.