(ats) Se approvata, l'iniziativa popolare "per imprese responsabili" provocherebbe un'ondata di cause e nuocerebbe all'attrattiva della piazza economica. È l'opinione del Consiglio nazionale che, con 105 voti contro 83 e 9 astenuti, raccomanda a popolo e cantoni di bocciare la proposta di modifica costituzionale.

La camera ritiene però che i problemi da essa sollevati vadano presi sul serio, per questo motivo vuole affiancargli un'alternativa. Due erano le varianti giunte oggi sui banchi del Nazionale: il suo controprogetto, già approvato due volte dalla Camera, e quello partorito in dicembre dal Consiglio degli Stati.

"Il nostro controprogetto fornisce direttive più chiare e offre maggiore certezza del diritto", ha sostenuto Marianne Streiff-Feller (PEV/BE). La proposta della Camera dei cantoni è invece insufficiente: "non permette di risolvere i problemi sollevati dall'iniziativa", ha affermato.

"La Svizzera non può chiudere gli occhi e ignorare il comportamento delle multinazionali che hanno sede nel nostro Paese", ha aggiunto Nicolas Walder (Verdi/GE) citando ad esempio i danni ecologici che sarebbero stati provocati dall'attività mineraria di Glencore in Perù.

Questi scandali scandali nuocciono alla reputazione della Svizzera, ha aggiunto Streiff-Feller ricordando come anche diverse associazioni economiche sono a favore del controprogetto del Nazionale. Questo, ha proseguito la bernese, ha inoltre il vantaggio di portare al ritiro dell'iniziativa.

"Non è un buon motivo per approvarlo", ha replicato Christian Lüscher (PLR/GE). Il controprogetto del Nazionale - ha sostenuto - non è nient'altro che una legge d'applicazione dell'iniziativa. Sul piano istituzionale è discutibile, ha aggiunto la consigliera federale Karin Keller-Sutter invitando il plenum ad adottare il progetto elaborato dagli Stati. "In questo modo si darebbe alla popolazione la possibilità di fare una scelta".

La legislazione proposta dalla Camera dei cantoni sarà una delle più efficaci al mondo, ha assicurato Lüscher. Quella del Nazionale, inoltre, vuole imporre il diritto elvetico a Paesi terzi; ciò significa sostenere implicitamente che il diritto svizzero è superiore, ha affermato Keller-Sutter.

Philipp Bregy (PPD/VS) si è da parte sua chiesto se sia opportuno introdurre una soluzione unica nel suo genere al mondo. "Servono misure equilibrate e conformi al diritto internazionale", ha precisato il vallesano. Con 102 voti contro 91 e 4 astensioni, il Nazionale ha però deciso di non rinunciare al suo controprogetto e ha così respinto quello dei "senatori".

Con 103 voti contro 72 e 22 astenuti, la Camera ha anche bocciato una proposta democentrista che voleva rinunciare a ogni controprogetto. L'UDC riteneva che gli strumenti proposti non fossero efficaci per raggiungere gli obiettivi. Per Pirmin Schwander (UDC/SZ) occorrerebbe agire a livello di politica estera.

Il controprogetto torna ora agli Stati, che se ne occuperà lunedì. Se non dovesse approvare la versione uscita oggi dal Nazionale sarà necessario ricorrere a una conferenza di conciliazione. Avendo già entrambe le Camere già raccomandato la bocciatura dell'iniziativa, questa è invece definitivamente adottata.

Cosa chiedono iniziativa e controprogetto

Con l'iniziativa, depositata il 10 ottobre 2016, si chiede che le imprese che hanno la loro sede statutaria, l'amministrazione centrale o il centro d'attività principale in Svizzera debbano rispettare, sia nella Confederazione che all'estero, i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le imprese potranno inoltre essere chiamate a rispondere non soltanto dei propri atti, ma anche di quelli delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.

Il controprogetto del Nazionale prevede invece che le imprese possano essere perseguite se le filiali violano le disposizioni in materia di tutela dei diritti umani e dell'ambiente, a meno che non siano in grado di dimostrare di aver rispettato il loro dovere di diligenza. Contrariamente all'iniziativa, i gruppi sarebbero responsabili solo per le società controllate direttamente, non per i fornitori. Il regolamento dovrebbe applicarsi alle imprese di una certa dimensione o con rischi particolari.