Tale misura, proposta dal governo e già approvata dalla Camera dei cantoni in prima lettura, era stata bocciata dal Nazionale. Il plenum ha deciso oggi di confermare questa posizione, così come raccomandava la commissione preparatoria, considerando che tale periodo di attesa consente all'esercito la possibilità di condurre colloqui personali.
Secondo la maggioranza dei "senatori", inoltre, spesso i soldati che passano al servizio civile una volta conclusa la scuola reclute lo fanno in relazione alla loro carriera professionale o per praticità. Il servizio civile è però stato istituito per chi non può prestare servizio militare per motivi di coscienza. Con il periodo d'attesa, inoltre, si potranno garantire gli effettivi dell'esercito.
A nome del Consiglio federale, il ministro Guy Parmelin ha dichiarato che il periodo di attesa di un anno serve anche all'esercito e alla persona interessata di vagliare alternative, tra cui un cambiamento di incorporazione o funzione. Si tratta però anche di evitare scelte opportuniste da parte dei postulanti, come constatato sovente tra gli studenti che chiedono di integrare il servizio civile tra l'ottenimento del bachelor e l'inizio di un master universitario.
La minoranza, ricordando che il servizio civile offre un prezioso contributo alla società, ha sostenuto invece che sarebbe più sensato rendere più attrattivo il servizio militare, piuttosto che ostacolare l'accesso a quello civile. Alcuni oratori hanno giudicato il periodo di attesa di 12 mesi un'inutile vessazione, volta a scoraggiare un potenziale candidato al servizio civile.
Quella sul periodo d'attesa è l'unica divergenza che rimane tra i due rami del Parlamento. Tutti gli altri punti della riforma sono infatti già stati adottati. Tra questi figura l'aumento a 150 del minimo di giorni di servizio da prestare e l'applicazione pure a sottufficiali e ufficiali del fattore 1,5 (vanno svolti una volta e mezzo i giorni di servizio militare).