Il 25 maggio entrerà in vigore il nuovo regolamento dell'Unione europea volto a rafforzare la sicurezza dei pazienti. L'intesa richiede un aggiornamento dell'accordo tra Berna e Bruxelles sui dispositivi medici. "Sul piano tecnico siamo pronti", ha dichiarato il consigliere federale in risposta a un'interpellanza di Damian Müller (PLR/LU).
Ma l'UE ha ripetutamente indicato che potrebbe non aggiornare gli accordi esistenti se non ci saranno sufficienti progressi a livello di accordo istituzionale, attualmente in "stand by" in Svizzera a causa anche della votazione del 17 di maggio prossimo sull'iniziativa popolare UDC che chiede la fine della libera circolazione delle persone.
"Ad oggi, quindi, l'aggiornamento dell'accordo per i dispositivi medici non è garantito, ha spiegato il ministro vodese. "E' una decisione politica, non tecnica", ha aggiunto.
Se la situazione non dovesse cambiare, il Consigliere federale si attende difficoltà per il settore. Sono infatti, "pochissime le aziende del settore della tecnologia medica elvetica che non esportano verso l'UE", ha sottolineato. Questo settore rappresenta 1'400 aziende e oltre 58'000 posti di lavoro in Svizzera.
Nel 2018 le esportazioni verso l'UE sono ammontate a circa 5 miliardi di franchi, pari a un terzo del fatturato del settore. Il Medtech elvetico è il quarto in Europa. Senza una proroga del reciproco riconoscimento nel campo della valutazione della conformità, la Confederazione sarà considerata quale "Paese terzo". Ciò comporterebbe un'elevata incertezza giuridica e costi amministrativi elevati per la Svizzera.
Berna e Bruxelles stanno chiarendo le condizioni per l'accesso al mercato a partire dal 26 di maggio. Per la Svizzera, le disposizioni esistenti devono continuare ad essere applicate. Il Dipartimento federale dell'economia e il Dipartimento dell'interno lavorano in stretta collaborazione con le parti interessate.