(ats) L'interpretazione della Legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all'estero (LPSP) va rivista per fare in modo che vengano assicurate le prestazioni di servizio e manutenzione per i beni già esportati. È quanto ritiene il Consiglio nazionale che ha adottato oggi due mozioni in tal senso già approvate dagli Stati. I due atti parlamentari fanno esplicitamente riferimento alla Pilatus.

Il fabbricante nidvaldese di aeroplani si era visto vietare dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) la possibilità di eseguire la manutenzione sugli aerei da addestramento consegnati all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, Paesi coinvolti nel conflitto nello Yemen contro i "ribelli" separatisti Houti.

La decisione di vietare le proprie attività nei due Paesi arabi si basa però su un'interpretazione troppo rigida della legge, secondo il relatore commissionale Bruno Walliser (UDC/ZH). In questo modo vengono toccate molte più imprese di quanto immaginato e voluto dal legislatore (una ventina circa).

Quanto al caso Pilatus, l'altra relatrice Jacqueline de Quattro (PLR/VS) ha ricordato come la vendita di aerei fosse stata regolarmente autorizzata. Insomma, non si capisce bene perché ora si vuole vietare i servizi relativi a beni il cui l'export era stato debitamente approvato dalle autorità competenti. La conseguenza è che le imprese si sposteranno all'estero con conseguenze negative per la piazza industriale elvetica.

La Lpsp era stata pensata per porre un limite alle attività di società con sede in Svizzera che forniscono servizi di sicurezza privata all'estero, ossia mettono a disposizione "mercenari". Importanti punti di forza della Confederazione, come l'affidabilità e la certezza del diritto, sono ora messi in discussione, ha sottolineato la vodese.

La sinistra, appoggiata dai Verdi liberali, si è opposta invano ai due atti parlamentari. Priska Seiler Graf (PS/ZH) ha criticato una modifica di legge per un caso individuale. Per la zurighese le limitazioni concernenti Pilatus e l'Arabia Saudita sono più che giustificate essendo il Paese arabo uno dei peggiori in materia di diritti umani.

Seiler Graf ha anche criticato il fatto che si vuole agire ora, quando la procedura concernente Pilatus è ancora pendente davanti al Tribunale amministrativo federale (che nel frattempo ha concesso l'effetto sospensivo, ndr). Léonore Porchet (Verdi/VD) ha poi ricordato che l'azienda nidvaldese, con un miliardo di fatturato, può senz'altro sopravvivere senza fare affari con Paesi che violano sistematicamente i diritti umani.

Contrario alle mozioni, il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha riconosciuto nondimeno la necessità di agire. Il ticinese ha ricordato che il suo dipartimento e quello dell'economia hanno istituito lo scorso anno un gruppo di lavoro interdipartimentale incarica di risolvere il problema.

Esattamente un mese fa, il Consiglio federale aveva annunciato la sua volontà di fare un primo passo per armonizzare maggiormente la LPSP con la legge sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDI) e quella sul materiale bellico (LMB). Anche l'ordinanza relativa alla LPSP sarà rivista. Già quest'anno verrà sottoposto all'esecutivo una revisione di tale norma nella quale saranno definiti più precisamente i termini sostegno logistico, consulenza o formazione a personale delle forze armate o di sicurezza e gestione e manutenzione di sistemi d'arma.