Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati, che ha respinto tacitamente una mozione adottata invece dal Nazionale mediante la quale la Camera del popolo voleva, in virtù della crisi che colpisce l'economia a causa del coronavirus, fare un gesto per le imprese anche per quel che concerne il canone radiotelevisivo.
Poiché tuttavia sull'argomento è già pendente in parlamento una proposta simile, i "senatori" hanno preferito attendere ancora un mese per esaminare il problema. La consigliera federale Simonetta Sommaruga ha ringraziato il plenum per il posticipo, sostenendo che si tratta di un tema che non va risolto mediante la legislazione d'urgenza, anche perché le somme in gioco non sono così importanti.
Attualmente un'azienda è tenuta a pagare il canone radio-tv se è assoggettata all'IVA e se realizza un fatturato annuo minimo di 500'000 franchi. La fattura annua varia tra 365 a 35'590 franchi, a seconda del giro d'affari.
Le imprese non sono contente del sistema applicato: diverse società hanno avuto la cattiva sorpresa di vedersi imporre a più riprese, tramite filiali o partecipazioni a consorzi. Per questo motivo la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni degli Stati ha già deciso di correggere il tiro prevedendo una deroga per i consorzi.
Adottando la mozione, il Nazionale voleva invece accelerare i tempi chiedendo al Consiglio federale di ordinare la sospensione dell'imposizione multipla dei consorzi fino all'entrata in vigore delle nuove basi legali. Gli Stati hanno però preferito seguire la propria commissione e il governo, che chiedeva la bocciatura.
Secondo il Consiglio federale, lo sgravio dei consorzi dal canone avrebbe un effetto ridotto: nel 2019, 1250 consorzi hanno versato complessivamente 1,22 milioni.