Gli ex consiglieri nazionali e "senatori" di età inferiore ai 65 anni hanno oggi diritto all'aiuto transitorio se, dopo aver lasciato la carica, non sono in grado di ottenere un sostituto equivalente al reddito di parlamentare o se versano in difficoltà economiche.
La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale aveva auspicato l'abolizione di questo servizio: nel novembre 2017 aveva accolto un'iniziativa parlamentare in questo senso di Natalie Rickli (UDC/ZH).
Per il Consiglio nazionale la proposta della sua commissione andava tuttavia troppo lontano: lo scorso dicembre si è quindi pronunciato in favore di una variante più moderata, che non abolisca del tutto l'aiuto transitorio ma introduca condizioni più restrittive per il suo ottenimento.
La proposta della Camera del popolo è che di questa manna possano beneficiare solo i deputati con problemi finanziari o quelli che non sono stati rieletti, per un massimo di sei mesi (attualmente due anni). Coloro che lasciano volontariamente le Camere dovranno invece essere esclusi dal sistema. Come in precedenza, i candidati all'aiuto dovranno avere meno di 65 anni e non ricevere alcuna rendita di vecchiaia.
I "senatori" hanno però respinto tutte queste varianti. L'aiuto transitorio è modesto e viene utilizzato con parsimonia, non è pertanto necessaria alcuna modifica della legge, ha sostenuto Thomas Hefti (PLR/GL) a nome della commissione. Per gli interessati è però importante, ha aggiunto il "senatore" glaronese.
Tra il 2004 e il 2018 questo contributo, che ammonta al massimo a 2370 franchi al mese, è stato accordato a 22 persone per un totale di 923'000 franchi. Dall'inizio di questa legislatura sono stati autorizzati aiuti transitori a favore di sei parlamentari non rieletti.
Il dossier torna al Consiglio nazionale.