Tale periodo d'attesa, proposto dal governo e approvato dalla Camera dei cantoni in prima lettura, era stato bocciato in un primo tempo dal Nazionale. La commissione preparatoria ha in seguito cambiato idea e si è detta convinta che tale misura consenta di evitare più efficacemente i passaggi al servizio civile, "poiché in tal modo l'esercito ottiene la possibilità di condurre colloqui personali", ha spiegato Jean-Luc Addor (UDC/VS).
Secondo la maggioranza borghese, inoltre, spesso i soldati che passano al servizio civile una volta conclusa la scuola reclute lo fanno in relazione alla loro carriera professionale o per praticità. Il servizio civile è però stato istituito per chi non può prestare servizio militare per motivi di coscienza. Con il periodo d'attesa, inoltre, si potranno garantire gli effettivi dell'esercito, è stato sottolineato da vari oratori tra cui il consigliere nazionale Rocco Cattaneo (PLR/TI).
Di parere opposto la minoranza della Camera del popolo, composta da socialisti, Verdi e Verdi liberali: ricordando come il servizio civile offra un prezioso contributo alla società, come si è visto anche durante la crisi del coronavirus, diversi parlamentari hanno sostenuto che sarebbe più sensato rendere più attrattivo il servizio militare, piuttosto che ostacolare l'accesso a quello civile. Invano, il consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez (PS/JU) ha tentato di convincere il plenum a ritornare sui suoi passi.
Quella sul periodo d'attesa era l'unica divergenza che ancora rimaneva tra i due rami del Parlamento. Tutti gli altri punti della riforma erano infatti già stati adottati. Tra questi figura l'aumento a 150 del minimo di giorni di servizio da prestare e l'applicazione pure a sottufficiali e ufficiali del fattore 1,5 (vanno svolti una volta e mezzo i giorni di servizio militare). Il loro scopo è quello di rendere più difficile il trasferimento dall'esercito al servizio civile.
Secondo Fridez, tale misura è più brutale rispetto alla quella dei dodici mesi approvata oggi dal Nazionale. Come detto, sulla riforma pende la minaccia di un referendum. Verdi, socialisti e Verdi liberali hanno già annunciato che sosterranno la raccolta di firme, in caso di accettazione definitiva della legge nelle votazioni finali.