(ats) I dazi doganali sui prodotti industriali vanno mantenuti. Una loro abolizione causerebbe importanti perdite all'erario, non andrebbe a beneficio dei consumatori e indebolirebbe il potere negoziale della Confederazione. Ne è convinto il Consiglio nazionale che, con 108 voti contro 83 e 4 astenuti, ha bocciato l'entrata in materia sulla modifica della legge sulla tariffa delle dogane proposta dal governo.

Questa proposta, ha spiegato il relatore commissionale Markus Ritter (PPD/SG), giunge nel momento sbagliato: la crisi del coronavirus ha avuto un forte impatto sulle casse della Confederazione, da una fase di eccedenza strutturale si è passati a una prospettiva di deficit e programmi di austerità non sono da escludere.

Considerando che il Consiglio federale non ha previsto compensazioni per i mancati introiti, stimati in 560 milioni di franchi all'anno, non è il caso di ridurre ora le entrate della Confederazione. A subirne le conseguenze sarebbero le spese non vincolate, come l'aiuto allo sviluppo, la formazione, l'agricoltura e l'esercito.

Ritter ha poi fatto notare che le imprese hanno già beneficiato di sgravi fiscali per due miliardi nell'ambito della Riforma fiscale e finanziamento dell'AVS (RFFA). Sarebbe ora il momento di pensare a sgravi per persone fisiche, ha aggiunto.

Il relatore commissionale ha anche messo in dubbio l'efficacia della misura: "negli anni '90, quando erano stati ridotti i dazi sui prodotti agricoli, i consumatori non ne approfittarono". Insomma, le riduzione dei dazi spesso servono solo ad accrescere i margini di guadagno delle imprese. Ci sarebbe inoltre un notevole aumento della pressione sui dazi agricoli. La soppressione unilaterale dazi doganali sui prodotti industriali indebolirebbe anche il potere negoziale della Svizzera nelle trattative per nuovi accordi di libero scambio, ha fatto notare Samuel Bendahan (PS/VD).

Per la minoranza è invece adesso che occorre abolire questi dazi. "Bisogna sostenere ora le nostre imprese duramente toccate dalla crisi", ha sostenuto Petra Gössi (PLR/SZ). La riforma permetterebbe un sgravio amministrativo per le PMI per circa 100 milioni di franchi, ha aggiunto.

Per Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR) è assolutamente necessario migliorare le condizioni quadro per le imprese per affrontare la concorrenza internazionale in modo da evitare la delocalizzazione e mantenere i posti di lavoro in Svizzera. Per la democentrista i dazi sono misure protezionistiche retaggio di un passato che non c'è più. "Sono stati introdotti per proteggere dei settori che non esistono più e non torneranno più", ha aggiunto.

Si tratta insomma della misura più importante e di quella più utile per aiutare l'industria svizzera ad uscire da questa crisi, ha sostenuto il ministro dell'economia Guy Parmelin. Si tratta insomma di una "vera e propria riforma strutturale, che sarà utile sul lungo termine".

Gössi ha anche ricordato come l'abolizione dei dazi, eliminando uno degli ostacoli al commercio, è una delle misure adottate dal governo per combattere l'isola prezzi elevati che è la Svizzera. Sono inoltre previsti meccanismi per verificare che gli sgravi vadano a beneficio anche dei consumatori, che, grazie a una riduzione dei prezzi, risparmieranno 350 milioni di franchi.

Parmelin ha poi detto di non credere a un indebolimento del potere negoziale della Confederazione. La somma i gioco non è infatti sufficientemente elevata per poterla mettere sul piatto della bilancia. Agendo in modo unilaterale, la Svizzera sarebbe poi in buona compagnia: secondo Parmelin altri Paesi hanno già abolito questi dazi, come l'Islanda, il Canada, la Nuova Zelanda e la Norvegia.

Al voto, come detto la maggioranza - composta da PS, Verdi e parte dei gruppi UDC e del Centro - ha respinto l'abolizione dei dazi. L'oggetto passa ora agli Stati. Qualora i "senatori" dovessero pure loro bocciarne l'entrata in materia, il disegno di legge sarebbe definitivamente archiviato. La Commissione delle finanze degli Stati, in un voto consultivo, si è però schierata a favore con 7 voti contro 5.