Con le "azioni di lealtà", i titolari che detengono simili titoli per un certo periodo di tempo godrebbero di diritti preferenziali e riceverebbero dividendi più elevati. La maggioranza del Nazionale vi intravvede un incentivo a pensare a lungo termine, per investimenti più responsabili insomma. Il Consiglio federale non aveva previsto un tale strumento nel suo progetto di legge.
Affrontando in terza lettura la revisione del diritto della società anonima, i "senatori" hanno ribadito di non volerne sapere di introdurre nella legge le "azioni di lealtà", come stabilito invece dal Consiglio nazionale. La Camera dei cantoni ha respinto nuovamente una simile novità tacitamente.
Anche per quanto riguarda la questione delle assemblee generali all'estero, il Consiglio degli Stati vuole attenersi al diritto in vigore. Le società anonime svizzere dovrebbero tenere l'assemblea generale in Svizzera. Beat Rieder (PPD/VS) ha spiegato a nome della commissione che se si svolgessero all'estero, gli azionisti di minoranza critici non avrebbero la possibilità di parteciparvi e, quindi, di far valere i propri diritti.
Il Consiglio nazionale vorrebbe invece concedere questa possibilità. A nome del governo, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha ricordato che alcune aziende hanno già tenuto assemblee generali fuori dai confini nazionali. Il Consiglio federale vuole semplicemente creare la certezza del diritto.
La Camera dei cantoni ha pure mantenuto, con 34 voti contro 7, una divergenza riguardante il versamento dei dividendi intermedi. Questo non dovrebbe essere possibile senza una revisione intermedia. Il Nazionale vorrebbe invece abolire questo obbligo se tutti gli azionisti approvano il versamento del dividendo.
I "senatori" si sono invece allineati al Nazionale su un altro punto. Intendono ora consentire alle società di detenere il capitale azionario in valuta estera. Ma il Consiglio federale definirà le monete autorizzate. Il tasso di cambio dovrà inoltre essere menzionato nell'atto costitutivo.
La Camera dei cantoni si è allineata al Nazionale anche su un altro aspetto. Il divieto di farsi rappresentare da un membro di un organo della società si applicherà soltanto agli azionisti di aziende quotate in borsa.
Il Consiglio degli Stati è inoltre d'accordo di autorizzare le remunerazioni versate in caso di cambiamento di controllo o nell'ambito di convenzioni di annullamento.
I due rami del Parlamento si erano già accordati su diversi elementi della revisione del diritto societario. Già l'anno scorso, le camere avevano adottato linee guida sull'equa rappresentanza dei sessi a livello di Consigli di amministrazione e direzione delle grandi società quotate in borsa. Nei Cda, ogni genere dovrebbe essere rappresentato da almeno il 30% e nelle direzioni da almeno il 20%.
Sono interessate circa 200 aziende. Le società che non dovessero rispettare tali criteri dovrebbero spiegarne le ragioni, illustrando le misure di miglioramento nel rapporto sulla remunerazione dei quadri.