(ats) Le imprese svizzere attive nel settore delle crociere fluviali dovrebbero essere facilitate nel reclutamento di manodopera straniera. È quanto domanda una mozione adottata oggi dal Consiglio degli Stati per 25 voti a 18. Il dossier va al Nazionale.

L'autore della mozione, l'ex consigliere agli Stati basilese Claude Janiak, rilevava che il numero di navi da crociera sui fiumi europei battenti bandiera rossocrociata è in costante aumento. Il problema è che le aziende elvetiche, come pure quelle loro concorrenti nei Paesi limitrofi, non riescono più a coprire il fabbisogno di personale nell'UE, tanto meno in Svizzera. Mentre le autorità europee si fondano sulla sede dell'impresa per il rilascio dei visti, le autorità elvetiche prendono come criterio il luogo di lavoro.

Le imprese svizzere si trovano quindi tra due fuochi: le autorità straniere considerano la Svizzera competente in materia di visti e contratti di lavoro, mentre Berna riconosce la sua competenza solo se la nave in questione naviga per un periodo minimo di tempo sui fiumi della Confederazione. Più concretamente, non verrà quindi rilasciato nessun visto, ad esempio, alle persone che lavorano sulle navi che percorrono la tratta tra Amsterdam e Budapest, anche se la nave batte bandiera elvetica ed è gestita da un'impresa con sede in Svizzera.

La mozione mira a modificare la legislazione estendendo le eccezioni alle condizioni per la concessione del visto ai dipendenti che lavorano su imbarcazioni svizzere che navigano su fiumi europei.

Il Consiglio federale, contrario alla mozione, rileva che l'attuale prassi consente già di reclutare e assumere il personale necessario. Tuttavia, lo straniero deve avere un legame sufficiente con la Svizzera, vale a dire che deve esercitarvi almeno una parte dell'attività lucrativa e adempiere le altre condizioni d'ammissione fissate dalla legislazione svizzera.