L'uguaglianza è sancita dalla Costituzione e dalla legge sulla parità dei sessi, ma la realtà è molto diversa, ha sostenuto la consigliera nazionale ecologista. Oltre alla discriminazione salariale e la previdenza professionale incompleta, il sessismo è oggi ancora molto diffuso. Una donna muore ogni due settimane a causa della violenza domestica, ha sottolineato Rytz.
La Svizzera si è impegnata ad adottare misure per vietare le pratiche basate su stereotipi, ma non ci è riuscita: secondo la bernese la discriminazione non è infatti diminuita. Solo una campagna pluriennale ad alto impatto potrà eliminare il sessismo.
Mentre l'uguaglianza è sancita nella legge da 39 anni, la burocrazia su questo argomento non finisce mai, ha criticato Barbara Steinemann (UDC/ZH). Ci sono pochissimi uomini sciovinisti e non esiste alcuno svantaggio strutturale contrariamente a quanto sostiene l'autrice della mozione, ha sostenuto la democentrista. Non bisogna sostenere la vittimizzazione delle donne.
La questione è seria, ha affermato da parte sua il consigliere federale Alain Berset citando una frase di Albert Einstein, secondo cui "è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio". Gli stereotipi di genere sono persistenti e il ruolo dello Stato è di contrastarli chiaramente. Nel suo programma di legislatura, il governo ha già previsto di avviare nel 2021 una strategia per l'uguaglianza. La richiesta di Rytz potrà esservi inclusa, ha detto il ministro dell'interno.
Con 113 voti contro 69 e 4 astenuti, il Nazionale ha poi approvato un postulato di Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE) che chiede una miglior presa in considerazione delle specificità femminili nella sanità. Le donne spesso non vengono prese in considerazione negli studi e le loro esigenze non sono sufficientemente considerate. Non esiste una discriminazione fondata sugli stereotipi, ha replicato, invano, Therese Schläpfer (UDC/ZH).
Con 103 voti contro 84, la camera ha anche approvato un postulato di Samira Marti (PS/BS) che chiede al governo di valutare l'opportunità di pubblicare regolarmente il cosiddetto divario retributivo di genere complessivo. Si tratta di un indice che permette di stimare il divario complessivo (in percento) tra i salari versati alle donne e quelli versati agli uomini in età lavorativa.
L'udc si è opposta: "un altro rapporto non porterà a nulla", ha sostenuto Diana Gutjahr (UDC/TG) ricordando che Eurostat pubblica già questi dati e che la nuova legge sulla parità dei sessi, che entrerà in vigore il 1° luglio, prevede un'analisi dei salari. "Dati affidabili sono la base per le decisioni politiche", ha replicato, con successo, Alain Berset.