(ats) Un pacchetto da 956,9 milioni di franchi da destinare alla cultura nei prossimi quattro anni, 22,4 in più di quanto previsto dal Governo. Il Consiglio nazionale ha deciso oggi di sostenere questo credito ponendo l'accento sulla svolta digitale, pur rimanendo nel solco della continuità.

A far discutere sono state le nuove disposizioni per le piattaforme di streaming e il loro contributo al cinema svizzero, ridotto rispetto al progetto dell'Esecutivo.

In entrata di dibattito, l'UDC ha tentato di rinviare il tutto al Consiglio federale, affinché compensasse i crediti non rimborsabili versati in ambito culturale grazie all'ordinanza Covid. "Non dobbiamo privilegiare un settore rispetto agli altri", ha ammonito Peter Keller (UDC/NW). "Ci sono troppe uscite dopo la crisi del Covid", ha fatto notare Diana Gutjahr (UDC/TG).

Da sinistra hanno ricordato che questo settore è stato tra i più colpiti dalla crisi. Stiamo parlando del 3% delle spese della Confederazione, ha rilevato Mathias Reynard (PS/VS). Il ministro della cultura, Alain Berset, ha da parte sua sostenuto che non c'è logica nel collegare le misure per contrastare le conseguenze della pandemia al messaggio sulla cultura.

Cinema svizzero ed europeo

Come detto, uno degli aspetti più dibattuti ha riguardato il sostegno al cinema svizzero, che dovrebbe ottenere la fetta più grande della torta, 209,1 milioni. Le piattaforme di streaming online come Netflix o Disney, e le emittenti televisive straniere con programmi o finestre pubblicitarie dirette in Svizzera, saranno inoltre obbligate a investire l'1% del loro reddito lordo elvetico nella produzione di film svizzeri. Il Consiglio federale chiedeva di arrivare al 4%.

Sarebbe una tassa molto elevata rispetto all'estero e avrà un impatto sui prezzi e sull'offerta, ha sostenuto Philipp Kutter (PPD/ZH), aggiungendo che "a pagare saranno i consumatori". Le tasse introdotte in altri paesi europei non hanno comportato un aumento dei costi di sottoscrizione, ha replicato Fabien Fivaz (Verdi/NE), aggiungendo che il progetto correggerebbe anche una disparità tra i giganti del web e i promotori svizzeri: durante la crisi i primi hanno generato miliardi senza partecipare alla creazione cinematografica svizzera.

Dopo lunghe discussioni il plenum ha deciso, con 97 voti a 91 e 3 astensioni, di ridurre la quota all'1%, mentre la sinistra chiedeva di innalzarla al 5%. Gli aiuti non saranno inoltre vincolati alle pellicole indipendenti, come preconizzava l'esecutivo. Oltre alla SSR, anche le emittenti televisive regionali saranno esentate.

Il campo borghese non è invece riuscito a bloccare la proposta di imporre a queste piattaforme l'obbligo di offrire almeno il 30% di pellicole europee. UDC, PLR, e una parte del PPD hanno cercato di eliminare il vincolo o ridurlo al 20%.

"Si vuole creare un mercato fittizio", instaurando una percentuale di film europei che tutti dovrebbero accettare, non importa con quali contenuti, ha affermato invano Christian Wasserfallen (PLR/BE) chiedendo di non entrare nemmeno in materia. Il progetto mira a contrastare il rischio della monocoltura e a difendere le caratteristiche specifiche del nostro Paese, ha spiegato Berset. È necessaria una quota ed è una condizione minima per entrare nel programma "Creative Europe", è stato spiegato da altri oratori.

Edifici e romancio

Il plenum ha in seguito deciso di stanziare altri 20 milioni per la cultura della costruzione, portando il totale 103,9 milioni. L'obiettivo è sviluppare le competenze in questo campo sia tra le autorità, che tra i proprietari di edifici, i progettisti, gli esecutori e il pubblico in generale.

Ha inoltre deciso di stanziare circa 1,2 milioni a Memoriav, il centro di competenza per le questioni relative al patrimonio audiovisivo analogico o digitale. Altri 1,2 milioni andranno alla promozione del romancio.

Sono state per altro respinte numerose proposte di aumento o riduzione dei finanziamenti. Nessun aiuto, ad esempio, per le librerie o la città di Berna. Anche la somma destinata alle aree di sosta per le popolazioni nomadi di Yenish, Sinti e Rom rimarrà invariata.

Giovani, lingue e musica

Il progetto mira piuttosto a rafforzare altri ambiti, in particolare la coesione nazionale, aumentando le attività di scambio scolastico fra le comunità linguistiche. In totale verranno stanziati quasi 69 milioni, di cui 10 per un programma di scambio destinato agli insegnanti.

Oltre a ciò sarà consolidato il programma "Gioventù e musica", che a detta del governo sta riscuotendo "grande successo". In particolare saranno introdotti provvedimenti specifici per la promozione di talenti in collaborazione con Cantoni e organizzazioni. Per questo insieme si parla di oltre 25,3 milioni, di cui 8,4 aggiuntivi.

Museo nazionale e Pro Helvetia

Saranno inoltre proseguiti i modelli di cooperazione tra cultura ed economia nel campo della creazione e dell'innovazione. Il sostegno al design e ai media interattivi sarà sviluppato da Pro Helvetia con un budget di 180,4 milioni.

Tra le altre misure è previsto un incremento dei mezzi operativi a 134,5 milioni per consentire al Museo nazionale svizzero di continuare a offrire mostre di riferimento sulla storia elvetica.

Il Consiglio nazionale ha pure approvato una mozione per la mobilità e lo scambio linguistico degli apprendisti con 134 voti favorevoli e 58 contrari.

Entrambi i dossier vanno agli Stati.