(ats) È in pieno svolgimento al Consiglio degli Stati l'esame della legge Covid-19, già approvata ieri dal Nazionale, volta a trasporre nel diritto ordinario i provvedimenti adottati dal Consiglio federale durante la pandemia ricorrendo al diritto d'urgenza.

Si tratta di un "lavoro" necessario, dal momento che i decreti governativi scadono dopo 6 mesi dalla loro promulgazione. La legge in questione, che verrà dichiarata urgente ed è attaccabile mediante referendum, include quattordici articoli che specificano ciò che il governo ha il diritto di fare per combattere la pandemia. Se una misura non è più necessaria, le disposizioni corrispondenti saranno abrogate. Solo le misure relative all'assicurazione contro la disoccupazione possono essere prorogate oltre il 2021.

La legge tocca ambiti quali la salute, la protezione dei lavoratori, l'asilo e gli stranieri, le disposizioni riguardanti l'indennità per perdita di guadagno e l'assicurazione contro la disoccupazione. Ieri, la Camera del popolo ha poi deciso di integrare il progetto: l'esecutivo sarà obbligato a coinvolgere, oltre ai Cantoni, anche le parti sociali nelle sue decisioni. Stabiliti anche maggiori aiuti al settore degli eventi, dei viaggi e della cultura.

Un ritorno alla normalità

L'entrata in materia, diversamente dal Nazionale, non era contestata. Diversi oratori hanno lodato la prontezza del Consiglio federale, specie per quanto attiene agli interventi a favore delle imprese e dei lavoratori, senza i quali la situazione odierna sarebbe ben più grave sotto l'aspetto sociale ed economico.

Tuttavia, diversi "senatori" hanno sottolineato come questa legge rappresenti finalmente un "ritorno alla normalità" dopo la fase più acuta della pandemia. Un ritorno alla normalità significa insomma un ritorno al normale funzionamento delle procedure democratiche, dopo la fase che ha visto l'esecutivo decidere sulla base del diritto d'urgenza.

Un ritorno alla normalità che dovrebbe tranquillizzare quei cittadini e gruppi dettisi preoccupati per la "tenuta" democratica del Paese, ma anche per dire forte e chiaro che la legge in discussione non prevede, come detto da qualcuno, alcun "obbligo di vaccinazione", ha sostenuto Maya Graf (Verdi/BL).

Popolo si attende risposte

Tale aspetto, le ha fatto eco Marina Carobbio (PS/TI), non è regolato in questa legge, bensì in quella sulle epidemie, norma non oggetto di esame in questo momento. Nel suo intervento, la vicepresidente del Partito socialista svizzero ha insistito sulla necessità di allargare e migliorare il progetto governativo, sull'esempio di quanto fatto ieri dal Nazionale.

A suo avviso, bisogna infatti dare delle risposte alle molte persone che ci scrivono perché preoccupate per il futuro. In particolare, ha aggiunto, vanno considerate le necessità di quelle persone non coperte dalle assicurazioni sociali classiche, come gli indipendenti, le persone che lavorano su chiamata o hanno un impiego temporaneo. La legge che stiamo per promulgare dovrà inoltre essere appropriata, proporzionata e rispettosa dei diritti dei cittadini, ha precisato.