(ats) La legge sulla cooperazione internazionale e la mobilità nella formazione non soddisfa più i requisiti attuali e va pertanto totalmente rivista, non da ultimo per svincolarla dalla partecipazione ai programmi di formazione dell'UE. Ne è convinto il Consiglio nazionale che ha approvato oggi, all'unanimità, la nuova legislazione.

Il sostegno agli scambi di studenti non dovrebbe dunque più essere destinato esclusivamente alla partecipazione al programma europeo Erasmus. Partecipazione che allo stadio attuale rimane incerta, ha spiegato Simone de Montmollin a nome della commissione (PLR/GE).

Dopo il "sì" popolare del febbraio 2014 all'iniziativa dell'UDC "contro l'immigrazione di massa", Bruxelles ha infatti sospeso i negoziati sulla partecipazione svizzera a Erasmus+. La Confederazione ha reagito attuando i propri programmi di incentivazione compatibili con quelli dell'UE. Tuttavia, questa soluzione alternativa non è ancora ancorata nella legge. Da qui la necessità di legiferare.

La revisione mira anche a correggere i punti deboli dell'attuale legislazione, a chiarire alcuni concetti e ad ampliare le possibilità strategiche per il futuro orientamento della politica di sostegno della Confederazione. Non crea nuove misure di incoraggiamento, ma rende più flessibili gli strumenti esistenti, ha sottolineato il consigliere federale Guy Parmelin.

Inoltre, ha proseguito il ministro della formazione e della ricerca, il progetto non pregiudica l'orientamento strategico futuro, il finanziamento della politica di incoraggiamento della Confederazione o un'eventuale associazione della Svizzera alla prossima generazione di programmi europei di formazione a partire dal 2021.

L'oggetto torna ora al Consiglio degli Stati per l'esame delle divergenze. Con 134 voti contro 53, il Nazionale ha infatti voluto aggiungere tra gli scopi della cooperazione internazionale in materia di formazione anche la partecipazione dello spazio formativo svizzero a programmi internazionali.

Bocciato, con 143 voti contro 44, invece l'emendamento di Stéfanie Prezioso (Solidarités/GE) che voleva escludere dalla cooperazione internazionale e dalla mobilità i settori dell'armamento e quelli dove i diritti umani potrebbero essere violati. La ginevrina ha citato i casi delle università ebraiche d'Israele.

Non ci sono mai stati casi problematici, ha replicato Parmelin giudicando la proposta superflua. Potrebbe inoltre interferire con alcune attività portate avanti dai Politecnici federali, ha sostenuto. Restrizioni esistono poi in altre disposizioni legali, non è quindi necessario precisarle qui, ha aggiunto la relatrice commissionale de Montmollin.

Respinto, con 126 voti contro 64, anche la proposta della stessa Prezioso di favorire le donne nella concessione dei sussidi. I criteri sono "l'eccellenza" non il genere, ha sostenuto Parmelin. La Confederazione non può inoltre interferire con gli istituti, competenti per conferire le borse, ha ricordato il consigliere federale. Insomma, le condizioni d'accesso devono essere uguali per tutti, ha detto de Montmollin.