(ats) Le raccomandazioni della Delegazione delle Commissioni della gestione (DelCG) al Consiglio federale, che chiedono di nuovamente autorizzare le esportazioni delle imprese scaturite dalla controversa Crypto, "sono oggetto di un esame interno". Lo ha indicato oggi lo stesso esecutivo nell'ambito della tradizionale "Ora delle domande" senza fornire scadenze temporali.

Nel suo rapporto pubblicato un mese fa sulla Crypto, azienda che per decenni ha contribuito a spiare numerosi Paesi, la DelCG aveva anche esaminato la decisione, presa nel dicembre 2019 dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), di sospendere le autorizzazioni generali d'esportazione per gli apparecchi crittografici delle imprese coinvolte, la Crypto International e la CyOne Security, società nate sulle ceneri della Crypto. Orbene, per la delegazione le condizioni legali per la revoca non erano adempiute.

La delegazione aveva anche criticato la decisione del Consiglio federale risalente al giugno 2020 di sospendere la decisione sulle domande di autorizzazioni singole d'esportazione delle imprese scaturite dalla Crypto, nell'attesa della conclusione del procedimento penale avviato dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) per infrazioni alla legge sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDI).

La DelCG ricordava come già nel marzo 2020 il gruppo di controllo delle esportazioni della Confederazione era giunto alla conclusione che non vi fossero motivi giuridici per respingere le domande di autorizzazioni singole d'esportazione. Secondo la delegazione vi è dunque una "violazione del principio della buona fede".

La Lbdi "non contiene disposizioni per rifiutare domande di esportazione per motivi di opportunità politica", aveva sostenuto il presidente della DelCG Alfred Heer (UDC/ZH) davanti ai media.

In seguito al rifiuto delle domande di esportazione, la Crypto International aveva annunciato il licenziamento di quasi tutti i suoi impiegati. Secondo la coppia di proprietari svedesi, Emma e Andreas Linde, il divieto imposto alla società, che opera nel campo della sicurezza informatica e della crittografia, si basa su false basi e ipotesi.

Oggi il Consiglio federale ricorda che si era già espresso sulla questione in risposta a una interpellanza della consigliera nazionale Doris Fiala (PLR/ZH). Il essa l'esecutivo ricordava come non fosse suo compito "stimare le perdite finanziarie che un'impresa potrebbe subire perché non è in grado di esportare in tempi rapidi i propri beni all'estero".

Il Governo ricordava anche che le sue decisioni riguardano solo due imprese, una delle quali è in liquidazione. Le altre società attive nel settore della crittografia non sono interessate dalle misure decise.

Il caso Crypto

Il caso è scoppiato a inizio anno quando una indagine giornalistica della televisione svizzero tedesca SRF, della tv germanica ZDF e del quotidiano americano Washington Post ha svelato che la Crypto sarebbe stata acquistata nel 1970 da CIA e servizi segreti tedeschi (BND) attraverso una fondazione in Liechtenstein. In seguito a tali rivelazioni, la DelCG aveva deciso di avviare una indagine.

Cia e BND avrebbero per decenni intercettato migliaia di documenti da più di 100 Paesi utilizzando macchine crittografiche della società Crypto. A quanto risulta diversi governi si sono affidati alla società di Zugo per criptare le loro comunicazioni, ignorando che la società era di proprietà della CIA e del BND e che questi ne manipolavano la tecnologia per decodificarne le informazioni.

In tal modo gli 007 hanno potuto avere accesso ai messaggi cifrati che, tramite gli apparecchi prodotti dall'azienda, venivano scambiati fra le autorità di vari Paesi. Si parla di centinaia di migliaia di comunicazioni fra organi governativi, ambasciate e unità militari. La collaborazione con i servizi segreti, per l'azienda leader del settore, sarebbe stata anche anteriore agli anni '70. Sempre secondo le ricerche, BND ha lasciato l'operazione nel 1993, ma gli Stati Uniti hanno proseguito almeno sino al 2018.

007 svizzeri al corrente dal 1993

Secondo il rapporto della DelCG, i servizi segreti svizzeri sapevano fin dal 1993 che dietro la controversa azienda Crypto vi fossero la CIA e il corrispettivo tedesco BND. Il Consiglio federale era però all'oscuro di tutto. Malgrado ciò vi è una corresponsabilità politica delle autorità svizzere per le attività dell'impresa. Per questo motivo, la Delegazione delle Commissioni della gestione ha formulato una serie di raccomandazioni.

Nel documento la delegazione definisce inoltre verosimile il fatto che in un periodo successivo al 1993 "vi sia stata una collaborazione in materia di attività informative" tra il Servizio informazioni strategico (SIS), l'organizzazione da cui è nato l'attuale il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), e questi servizi d'informazione esteri.