Diversamente dalla Camera del popolo, Gli Stati si sono pronunciati per un ammortamento di 5 anni, cui se ne aggiungono altri 5 per i casi di rigore. Oggi questa posizione, uguale a quella proposta del Consiglio federale, è stata difesa in aula da una minoranza UDC e PLR.
Per costoro, come anche per il ministro delle finanze, Ueli Maurer, cinque anni dovrebbero bastare per ammortizzare l'eventuale credito ricevuto. Un simile termine obbligherebbe gli imprenditori a fare di tutto per rimborsare i soldi eventualmente spesi sapendo che il tempo è limitato. Maurer ha sottolineato che le banche - oltre un centinaio - hanno deciso di partecipare al meccanismo di fideiussioni proprio perché limitato a 5 anni: cambiare le regole del gioco adesso va contro i patti e i contratti stipulati con le 135 mila società che hanno ottenuto un sostegno finanziario.
La maggioranza ha tuttavia giudicato irrealistica una simile scadenza, anche alla luce di quanto sta accadendo ora con la seconda ondata. Vi è il rischio concreto che, per almeno i primi due anni, molti imprenditori, perlopiù piccole società, chiudano in rosso: impossibile quindi in soli tre anni, qualora la situazione dovesse migliorare, ottemperare agli obblighi previsti dal contratto per il rimborso del prestito.
Il plenum ha poi ribadito che il Governo potrà istituire, per via d'ordinanza, un nuovo sistema di fideiussioni solidali nel caso in cui la situazione sul mercato creditizio dovesse deteriorarsi. Su questo aspetto, una minoranza rosso-verde avrebbe voluto obbligare il Consiglio federale a darsi da fare senza indugio, tenuto conto che la situazione pandemica non dà segni di miglioramento. Per questa minoranza, i soldi previsti per i casi di rigore inclusi nella legge Covid-19 rischiano di non bastare, anche alla luce della ritrosia dei Cantoni che dovrebbero partecipare finanziariamente.
La maggioranza crede invece che sia meglio lasciare all'esecutivo una certa libertà di manovra qualora un secondo intervento dello Stato si rivelasse necessario per aiutare le imprese in crisi di liquidità che non hanno richiesto un credito Covid-19 in primavera-estate.
Secondo il ministro delle finanze, al momento non sono necessari nuovi crediti, ma ciò non significa che la situazione possa cambiare. In ogni caso, il suo dipartimento sta studiando alcune varianti, come aiuti ad hoc per determinati rami economici.
Il dossier ritorna al Consiglio degli Stati.