Oltre che con l'omicidio di Jamal Khashoggi, la decisione, ha spiegato l'autrice dell'atto parlamentare, si giustifica anche con la catastrofe umanitaria e la situazione sempre più precaria dei diritti umani in Yemen. "La Svizzera non può fare finta di niente", ha sostenuto Seiler Graf.
Se è vero che il Consiglio federale concede solo in casi particolari nuove autorizzazioni all'esportazione di materiale bellico verso l'Arabia saudita, gli Emirati Arabi Uniti e gli altri Stati che fanno parte della coalizione militare impegnata nella guerra in Yemen, continua però "in maniera piuttosto sistematica" la vendita di munizioni e pezzi di ricambio.
Per la zurighese il segnale politico che viene lanciato è "inaccettabile". Per questo motivo, ricorrendo all'articolo 19 della legge sul materiale bellico che ne concede la facoltà, bisogna sospendere le autorizzazioni già concesse fino a quando non saranno cessati gli scontri e le violazioni sistematiche dei diritti umani.
Il Consiglio federale era contrario alla mozione: la prassi svizzera per la concessione di autorizzazioni all'esportazione di materiale bellico è già oggi restrittiva e dovrebbe permettere di evitare che tale materiale venga impiegato per acuire la crisi umanitaria e le violazioni dei diritti umani in Yemen, ha sostenuto il consigliere federale Guy Parmelin.
Per quanto riguarda l'assassinio di Jamal Khashoggi, il Consiglio federale ritiene impossibile vietare le esportazioni verso tutti i paesi della coalizione senza sanzioni specifiche pronunciate dall'ONU, dell'OSCE o dai principali partner economici della Svizzera.
L'atto parlamentare passa ora al Consiglio degli Stati.