Finora i "senatori" avevano sempre votato nel senso auspicato dal Governo, ossia cinque anni, più altri cinque per i cosiddetti "casi di rigore". Il Consiglio nazionale ha sempre difeso invece l'idea di allungare da cinque a otto anni il periodo di ammortamento, più due per i casi difficili.
5 anni è troppo poco
Per la Camera del popolo, un periodo di cinque anni è troppo breve, specie alla luce di quanto sta accadendo ora con la seconda ondata e le ulteriori restrizioni alle attività economiche decise dal Governo, restrizioni che potrebbero addirittura inasprirsi nei prossimi giorni o settimane. La situazione per molti piccoli imprenditori è problematica, se non catastrofica.
La maggioranza del Nazionale ha anche ricordato di aver già ceduto sul tasso di interesse che si voleva a zero per tutto il periodo della garanzia concessa dall'esecutivo. Alla fine, su questo punto l'ha spuntata il Consiglio degli Stati che ha voluto lasciare al Consiglio federale, come chiedeva quest'ultimo, un certo margine di manovra per consentirgli di adeguare il tasso se necessario. Abbiamo già fatto un passo verso un compromesso, e ora ci attendiamo che i "senatori" facciano altrettanto, è stato affermato in aula da diversi consiglieri nazionali.
Oggi, in considerazione anche dell'urgenza con cui questa legge deve entrare in vigore, la Camera dei Cantoni ha "ceduto" su questo aspetto del progetto, anche se solo con tre voti di vantaggio (23 a 20), nonostante i malumori di una minoranza UDC e PLR, spalleggiata dal ministro delle finanze Ueli Maurer.
A loro avviso, la durata della fideiussione è iscritta nei contratti siglati tra gli imprenditori e le banche che hanno partecipato all'iniziativa del Governo. Modificare ex post 135 mila contratti di natura privata non sarebbe corretto.
Nessun dividendo
Circa gli altri aspetti della legge, il plenum ha deciso che le società a beneficio di un credito covid non possano versare dividendi per tutta la durata della garanzia federale. E se i crediti garantiti dovessero essere riproposti in futuro - un'eventualità non tanto remota tenuto conto della situazione attuale sul fronte pandemico, n.d.r - le loro condizioni di accesso verrebbero allentate: le aziende non dovrebbero, per esempio, aver subito una perdita minima di fatturato per poter richiedere un aiuto.
I dividendi delle società interessate verrebbero però congelati per la durata della garanzia. Per quanto riguarda i compiti dei revisori, spetterà alle autorità di perseguimento penale occuparsi dei casi di abuso e non alle società di fideiussione.
Nuove garanzie?
Il Consiglio federale, stando ai desideri del Parlamento, potrà istituire, mediante un'ordinanza, un nuovo sistema di garanzie solidali in caso di deterioramento della situazione sul mercato del credito. In questo modo, l'esecutivo potrà reagire rapidamente e senza ricorrere al diritto d'urgenza qualora le imprese particolarmente colpite dalla pandemia dovessero nuovamente essere confrontate con problemi di liquidità.
Da marzo a luglio, le PMI hanno potuto accedere rapidamente e facilmente a prestiti bancari garantiti. Questi crediti sono regolati da un'ordinanza urgente scaduta il 25 settembre. Poiché il rimborso si estende su diversi anni si è resa necessaria una legge federale che ne disciplini i dettagli.
16,4 miliardi
Nel corso della prima ondata pandemica sono state presentate poco più di 136'000 richieste di sostegno per un totale di 16,4 miliardi di franchi. Oltre l'82% delle aziende che si sono avvalse di questa possibilità sono piccole società con meno di dieci dipendenti. Il Consiglio federale ha stanziato mezzi per 40 miliardi.
La Confederazione garantisce integralmente i prestiti fino a 500'000 franchi. Si assume l'85% del rischio per i prestiti compresi tra i 500'000 e 20 milioni.