(ats) La guerra in Ucraina ha tenuto banco oggi al Consiglio nazionale durante la discussione sul Rapporto sulla politica di sicurezza 2021, di cui la Camera del popolo ha tacitamente preso atto. Accolti anche due postulati sulle campagne di disinformazione e sulla gestione dei pericoli naturali.

Nel rapporto, pubblicato per la prima volta dal 2016 lo scorso mese di novembre, il Consiglio federale analizza gli sviluppi a livello mondiale in materia di sicurezza e illustra l'approccio con cui intende affrontare un contesto internazionale divenuto più aspro e teso. Inoltre, l'esecutivo stabilisce nove obiettivi per la Confederazione nei prossimi anni.

"Quello che doveva essere un rapporto tranquillo è diventato di grande attualità dopo l'invasione dell'Ucraina a opera della Russia", ha esordito il relatore commissionale Fabien Fivaz (Verdi/NE). Il deputato ecologista ha citato dei passaggi del documento sulla situazione ucraina, che ha definito "premonitori".

"Gli sviluppi in Ucraina non sono stati una sorpresa, ma la brutalità e la velocità sì", ha commentato la ministra della difesa Viola Amherd, annunciando che un rapporto complementare sulla crisi è in fase di realizzazione. "I russi mirano a creare una sfera d'influenza ad est", è stata la lettura data dalla consigliera federale vallesana.

Conflitti ibridi e guerra tradizionale

Il rapporto è stato definito più conciso e concreto rispetto ai precedenti, aspetti generalmente apprezzati dai partiti. Più che stilare una priorità delle varie minacce, esso fornisce una panoramica delle diverse problematiche che preoccupano la Svizzera: dal terrorismo alla criminalità organizzata, passando per la pandemia e i cambiamenti climatici, senza dimenticare fenomeni indiretti come la migrazione incontrollata.

Temi quali i conflitti ibridi e la cibersicurezza sono stati spesso evocati durante il dibattito, ma "le altre minacce non vengono a cadere nonostante molti politici non lo credessero possibile", ha detto Thomas Rechsteiner (Centro/AI) riferendosi agli scontri in Ucraina. "La Russia ha aumentato il proprio potenziale militare e vuole una guerra contro l'Occidente", ha aggiunto, lodando il Consiglio federale per le sue valutazioni in merito nel rapporto, che ha definito "adatto" e "una buona base".

"La gestione tradizionale dei conflitti non va tralasciata, la Svizzera non può disarmarsi", ha concordato Doris Fiala (PLR/ZH). "Sono molto stupita che in questo Parlamento vi siano ancora concezioni romantiche". Per Jacqueline de Quattro (PLR/VD) "non bisogna essere ingenui", quello che sta accadendo in Ucraina "non è un fenomeno a breve termine e c'è il pericolo reale di un'escalation".

UDC: aumentare budget esercito

D'accordo sul fatto che le guerre anche nel 2022 non siano solo cibernetiche pure David Zuberbühler (UDC/AR): "Quanto fatto dalla Russia lo dimostra, non viviamo in un mondo pacifico". Il deputato democentrista è stato però molto più critico dei colleghi sul documento: "l'esecutivo non si chiede se l'esercito sia nelle condizioni di soddisfare i suoi mandati. La risposta ovviamente è no, a causa di troppi pochi uomini e lacune a livello di equipaggiamento e armi".

Le spese destinate ai militari vanno quindi aumentate, ha affermato Zuberbühler. "Chi pensa che incrementare i soldi per l'esercito voglia dire migliorare la sicurezza si sbaglia", gli ha ribattuto Marionna Schlatter (Verdi/ZH). A suo dire le vere minacce sono quella atomica, la disinformazione e i cambiamenti climatici. "Uno dei rischi principali per la Svizzera è la dipendenza dalle energie fossili", ha evidenziato.

Priska Seiler Graf (PS/ZH) ha bollato le rivendicazioni dell'UDC come "richieste di stampo populista, avanzate senza un vero piano". "Si fa leva sulla paura delle persone quando al contrario bisognerebbe infondere tranquillità", ha detto la socialista, ricordando come secondo il rapporto una minaccia terrorista o bellica per la Svizzera sia improbabile e questo non sia cambiato dopo i recenti fatti. "Per raggiungere i nostri confini, i russi o altri nemici dovrebbero attraversare in pieno la Nato, che reagirebbe", ha sottolineato a sostegno di questa tesi Pierre-Alain Fridez (PS/JU).

"Limitarsi ad aumentare effettivi e budget non serve", ha fatto notare dal canto suo Melanie Mettler (PVL/BE), secondo cui "pensare solo a difendere i confini nazionali non è più adeguato". Ampliare la collaborazione e i rapporti diplomatici con gli Stati vicini è invece la cosa fondamentale, ha dichiarato la consigliera nazionale bernese, per la quale ciò è emerso prepotentemente durante la pandemia. Il rapporto passa ora al vaglio del Consiglio degli Stati.

Accolti due postulati

Il Nazionale ha poi approvato due postulati depositati dalla sua Commissione della politica di sicurezza (CPS-N), entrambi sostenuti pure dall'esecutivo. Il primo incarica il Consiglio federale di presentare un rapporto che indichi in quale misura la Svizzera sia interessata da attività di influenza e da campagne di disinformazione in grado di sabotare i processi politici.

Il secondo chiede al governo di stilare una panoramica delle capacità necessarie alla gestione dei sempre più frequenti pericoli naturali dovuti al cambiamento climatico, come ondate di calore o siccità, che devono essere fornite dalla protezione della popolazione, dall'esercito o dal servizio civile per garantire la sicurezza in Svizzera.