Entrato in vigore nel 2011, pur dimostrandosi efficace il codice di diritto processuale civile ha palesato alcuni problemi. Sono quindi previsti miglioramenti puntuali: l'accesso ai tribunali, per esempio, dovrebbe essere facilitato e i costi ridotti.
Nel corso delle discussioni particolareggiate, faranno senz'altro discutere i provvedimenti cautelari che è possibile prendere nei confronti dei mass media.
Nel giugno 2021, il Consiglio degli Stati aveva stabilito - 30 voti a 12 - che il ricorso a tali misure è possibile quando "l'attuale o incombente lesione dei diritti dell'instante è tale da causargli o da potergli causare un pregiudizio grave". La minoranza di sinistra avrebbe voluto mantenere tale eventualità solo per i pregiudizi "particolarmente gravi", come nel diritto attuale.
Concretamente, il cambiamento mira a facilitare il ricorso a misure provvisorie. Questi strumenti di emergenza consentono al giudice di vietare la pubblicazione di un articolo che potrebbe recare un pregiudizio a un terzo, se quest'ultimo ne fa richiesta.
In ogni caso, sono diversi i criteri che devono essere rispettati perché un giudice opti per un provvedimento cautelare, aveva affermato il relatore della commissione Philippe Bauer (PLR/NE) sottolineando come in nessun caso si possa parlare di censura.
"Non c'è nessun motivo per cambiare questo articolo, e del resto nessuno ha chiesto di farlo", aveva replicato Carlo Sommaruga (PS/GE). "Non bisogna modificare il fragile equilibrio esistente", aveva affermato, ricordando che la libertà di stampa è garantita dalla Costituzione.
Il Consiglio nazionale, come propone la commissione preparatoria, dovrebbe confermare questa modifica alla scopo di tutelare i diritti di chi finisce sulle prime pagine dei giornali.