Stando alla normativa in vigore, scrive la consigliera nazionale a motivazione della sua mozione, quando dopo interventi di rianimazione o dopo situazioni di emergenza un paziente muore senza un motivo chiaramente dimostrabile sotto il profilo medico o in modo inaspettato, il suo decesso deve essere annunciato poiché dovuto a cause sospette o ignote. In questo caso seguono accertamenti da parte della polizia o del pubblico ministero che solitamente incarica l'istituto di medicina legale di chiarire le cause del decesso.
In questi casi, il medico che ha curato e assistito il paziente fino alla sua morte non ha il diritto di visionare la perizia medico-legale poiché il rapporto medico-paziente si estingue con la morte di quest'ultimo. Attualmente l'unico modo per ottenere informazioni è col consenso dei familiari; secondo Humbel ciò non è sempre possibile, ad esempio quando gli stessi familiari accusano il medico di avere commesso uno sbaglio, oppure giudicano inopportuna la richiesta.
Di norma, il medico deve accontentarsi di formulare ipotesi e non saprà mai di che cosa esattamente è morto il suo paziente. Ciò rende impossibile, secondo Humbel, affrontare in modo idoneo le situazioni di emergenza e ripensare e adeguare i processi se necessario, sebbene ciò sarebbe della massima importanza per migliorare costantemente e dunque per la sicurezza dei pazienti.