Per 32 voti a 11, la Camera dei cantoni ha accolto una mozione che chiede un aumento progressivo delle spese per l'esercito a partire dal 2023, in modo da raggiungere almeno l’1% del PIL al più tardi nel 2030, corrispondente a un budget per la truppa di circa 7 miliardi di franchi.
Basta tattiche dilatorie
Per anni la spesa è stata costantemente ridotta, ha affermato Werner Salzmann (UDC/BE) e ciò ha condotto a un ritardo nella modernizzazione dell'esercito e a un equipaggiamento non sufficiente delle formazioni. Tali lacune vanno colmate al più presto a causa anche della guerra in Ucraina che ci dimostra come le guerre convenzionali in Europa non siano affatto scomparse come credeva qualcuno, ha sottolineato il "senatore" bernese, rinfacciando al campo rosso-verde, contrario alla mozione poiché giudicata prematura senza un'analisi approfondita dei rischi e delle possibilità di collaborazione con i Paesi che ci circondano (leggi Nato), di voler fare dell'ostruzionismo.
Aumento modesto
Per Salzmann, inoltre, la richiesta di mettere a disposizione più mezzi finanziari per l'esercito rappresenta un aumento modesto se paragonato ai Paesi della Nato che si orientano al 2% del PIL. Olivier Français (PLR/VD) ha sostenuto, e con lui anche altri oratori, che la mozione prevede degli obiettivi affinché il Consiglio federale possa pianificare al meglio le spese future. Non si tratta insomma di dare al Governo carta bianca, ossia di approvare crediti vincolanti per l'acquisto di un sistema d'arma piuttosto che di un altro.
Una futura collaborazione con i nostri vicini in caso di pericolo, in particolare un'estensione del conflitto in corso a tutta l'Europa, richiede anche da parte della Svizzera che faccia la sua parte, ha poi aggiunto Français, sostenendo che per la sua sicurezza la Confederazione non può semplicemente fare affidamento sull'aiuto degli altri Stati.
No a decisioni precipitose
Per il campo rosso-verde, con questa mozione vi è il pericolo che all'esercito vengano concessi mezzi senza sapere come impiegarli: il rischio di sprechi insomma è grande, come è grande il pericolo che il paese faccia un grosso passo indietro dotandosi di mezzi adatti a una guerra del secolo scorso (nei mesi scorsi vi è chi ha chiesto di "riattivare" i carri armati Leopard ora all'arsenale, n.d.r), non adatta alle esigenze odierne, ha affermato Mathias Zopfi (Verdi/GL).
Il rischio di sprechi, di una decisione di politica finanziaria insensata, è secondo Zopfi reale, tanto che la stessa Neue Zürcher Zeitung - storico quotidiano "borghese" da sempre vicino all'esercito - ha criticato aspramente la mozione. Per Zopfi, prima di stabilire un aumento dei mezzi destinati all'esercito, è necessario stilare un'analisi seria sui pericoli futuri e sul modo migliore di farvi fronte.
Pensare a cooperazione internazionale
Nel suo intervento Daniel Jositsch (PS/ZH) ha fatto presente che se la Svizzera volesse veramente far fronte a una minaccia esterna seria, dovrebbe spendere molto di più per la sicurezza, come nel caso di Israele, Paese circondato da Stati ostili, che dedica il 6% del suo PIL alla propria difesa. Insomma, anche aumentando fino all'1% del PIL, la capacità di difesa della Confederazione non sarebbe data. Avremmo infatti bisogno di 30 miliardi di franchi, una somma che nessuno sarebbe disposto a concedere.
Per questo, secondo il "senatore" socialista, prima di decidere se aumentare o meno i mezzi per l'esercito, andrebbe fatta un'analisi seria che contempli anche la collaborazione con gli Stati vicini o per dirla breve, con la Nato, qualora il conflitto in corso dovesse estendersi all'intero continente. In caso di invasione da parte di uno Stato estero, la neutralità non ci impedirebbe di aderire a un'alleanza, ha precisato il "senatore" zurighese. Tra l'altro, molto probabilmente una cooperazione con la Nato ci farebbe risparmiare.
Anche Carlo Sommaruga (PS/GE) ha criticato la mozione, invitando il plenum a non fare come gli struzzi, ossia ficcare la testa sotto la sabbia, e riflettere sulla strategia futura prima di prendere decisioni affrettate. Sommaruga ha ricordato che il denaro promesso all'esercito mancherà in altri settori, come la sanità, col rischio di uno sfilacciamento del tessuto sociale.