Le molestie sessuali sono una grave forma di discriminazione di genere sul posto di lavoro. Secondo un recente studio, che ha analizzato tutte le sentenze emesse dai tribunali cantonali tra il 2004 e il 2015, il tasso di decisioni sfavorevoli alle presunte vittime è quasi dell'83%.
Il problema è che la legge sull'uguaglianza specifica che spetta alla vittima, spesso donna, portare le prove delle avvenute molestie, mentre il datore di lavoro ha solo l'obbligo di adottare misure preventive adeguate. L'iniziativa del Cantone di Vaud vuole modificare questo stato di cose.
Le vittime di molestie sessuali sul posto di lavoro dovrebbero dimostrare di essere state discriminate e il datore di lavoro dovrà invece dimostrare il contrario. Le donne non avrebbero bisogno di portare in aula prove inattaccabili, ma dovrebbero solo fare in modo di portare elementi altamente credibili dell'avvenuta molestia.
Per la maggioranza del plenum l'inversione dell'onere della prova si giustifica, ad esempio, nelle questioni salariali, poiché il dipendente non ha accesso alle informazioni che provano l'avvenuta discriminazione. Spetta quindi al datore di lavoro fornire la prova del contrario, ha ricordato Benedikt Würth (Centro/SG) a nome della commissione.
Ma nel caso delle molestie sessuali, la situazione è più problematica: gli elementi costitutivi del reato non sono chiaramente definiti. E il datore di lavoro non può ottenere informazioni decisive per dimostrare il contrario senza invadere la sfera privata dei dipendenti, ha aggiunto.
Stando a Würth, tra l'altro, la giurisprudenza prevede già che un insieme di elementi di prova convergenti siano sufficienti affinché un caso di molestie sessuali porti a un ordine di risarcimento contro il datore di lavoro. Non è quindi necessario modificare l'attuale prassi, a suo avviso.