(ats) Fortune alterne al Consiglio degli Stati e Nazionale, che sul tema hanno tenuto una sessione straordinaria, in merito alle richieste di rafforzare la produzione indigena di derrate alimentari, se necessario a scapito della biodiversità. I "senatori" le hanno approvate, mentre la Camera del popolo ha detto "no".

L'insicurezza in Europa e le sue conseguenze sull'economia minacciano l'approvvigionamento. Il mercato mondiale di cereali, semi oleosi e altri prodotti agricoli è sotto pressione. Risultato: i prezzi delle derrate alimentari hanno preso l'ascensore, hanno sottolineato diversi oratori alla Camera dei cantoni, in particolare democentristi.

Il Consiglio federale ha aiutato l'economia durante la pandemia di coronavirus. Ora è l'agricoltura che necessita del sostegno di Berna per sostenere la produzione alimentare indigena. Concretamente, per il mezzo di alcune mozioni l'UDC ha chiesto al Governo di riconsiderare alcune misure decise con le ordinanza che impongono sforzi in termini di agricoltura sostenibile.

Il Consiglio degli Stati - con 31 voti contro 13 - ha in particolare approvato una mozione democentrista che chiede al Consiglio federale di elaborare un pacchetto di misure al fine di ridurre la dipendenza dall'estero per quanto concerne l'approvvigionamento alimentare della popolazione. Il Nazionale ha invece detto "no" con 113 voti contro 73.

Sì dei "senatori" - con 28 voti contro 15 - anche a una mozione UDC votata solo agli Stati che chiede di posticipare il progetto che mira a convertire il 3,5% della superficie coltiva in nuove superfici per la biodiversità. Anche qui lo scopo è di potenziare la produzione di derrate alimentari indigene.

Adottata pure una terza mozione, presentata agli Stati da Beat Rieder (Centro/VS), con 30 voti contro 15, che chiede di stralciare la quota obbligatoria del 3,5% di superfici per la promozione della biodiversità sulla superficie coltiva (quota minima) dalla prova che le prestazioni ecologiche sono rispettate nell'ordinanza sui pagamenti diretti.

Solo il 57% delle derrate alimentari consumate in Svizzera viene prodotto nella Confederazione, ha deplorato agli Stati il "senatore" Werner Salzmann (UDC/BE). "Non è normale che il Consiglio federale rinunci a 14'000 ettari di terra fertile che permettono di sfamare un milione di persone", ha aggiunto il suo collega Beat Rieder. "Non possiamo fare ciecamente affidamento alle importazioni", ha detto da parte sua Marco Chiesa (UDC/TI), ricordando gli errori commessi in campo energetico.

Di parere opposto la sinistra: se distruggiamo ora i nostri suoli, a medio e lungo termine ci troveremo ad affrontare carenze alimentari ancora più gravi, ha avvertito la "senatrice" Adèle Thorens (Verdi/VD). L'agricoltura globale intensiva è una delle cause della crisi alimentare mondiale, ha aggiunto la consigliera agli Stati Maya Graf (Verdi/BL).

Intervenuto sia agli Stati che al Nazionale, il ministro dell'agricoltura Guy Parmelin ha cercato invano di rassicurare l'assemblea. "L'approvvigionamento alimentare è assicurato", la situazione attuale non richiede l'intervento dello Stato, ha sostenuto il consigliere federale.

In ogni caso, per Parmelin anziché puntare sulla produzione è meglio adoperarsi per garantire la sostenibilità. "La produzione indigena supera già in parte il livello ecologicamente sopportabile", ha ricordato. Le Camere hanno inoltre avviato i lavori sulla politica agricola 2022, sarebbe opportuno attenderne i risultati, ha sostenuto, invano, il consigliere federale.

Energia

Il Consiglia nazionale ha poi discusso di approvvigionamento di energia. La camera ha in particolare trattato una mozione di Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE) che chiedeva di creare una piattaforma per i programmi di risparmio energetico destinati ai Cantoni e ai loro servizi industriali. "È sì necessario un investimento massiccio nelle energie rinnovabili come il solare, ma è altrettanto necessario puntare sul risparmio energetico, dove il potenziale è enorme", ha sostenuto la ginevrina.

La consigliera federale Simonetta Sommaruga, sottolineando l'importanza del risparmio energetico - "è l'energia che costa meno e che porta i migliori benefici all'ambiente", ha affermato - ha però ricordato come SvizzeraEnergia, il programma di promozione della Confederazione nel settore dell'energia, propone sostanzialmente già quanto chiesto da Broggini. La proposta è quindi superflua, ha aggiunto la consigliera federale convincendo il plenum, che l'ha bocciata con 95 voti contro 91 e 5 astenuti.

Ha invece avuto miglior fortuna per la mozione di Rocco Cattaneo (PLR/TI) - adottata con 154 voti contro 33 e 4 astenuti - che chiede di elaborare "un sistema articolato di incentivi per incoraggiare la costruzione e la gestione di impianti per la trasformazione e lo stoccaggio dell'energia solare sotto forma di gas sintetici, come idrogeno, metano o metanolo".

La guerra in Ucraina ci rende più consapevoli del valore della energia prodotta nel nostro Paese. La crisi energetica deve però darci l'impulso per sviluppare gli investimenti, ha sostenuto il ticinese citando il grande sviluppo del fotovoltaico. Con la soluzione proposta, il surplus prodotto dal solare potrà essere stoccata portando diversi benefici, ha spiegato Cattaneo.

Il Nazionale ha anche approvato - 111 voti a 79 - una mozione del gruppo del Centro che chiedeva un progetto di legge per la promozione dello sviluppo a livello nazionale di reti intelligenti (smart grid). Nell'attuale sistema di regolazione gli oltre 600 gestori di rete soggetti all'obbligo di fornitura in Svizzera non hanno alcun incentivo a investire in tali reti, ha spiegato Stefan Müller-Altermatt (Centro/SO). Sì, infine - con 156 voti contro 27 e 7 astenuti -, anche alla mozione di Jürg Grossen (PVL/BE) che chiede l'integrazione di attori di piccola e media taglia nel mercato dell'energia di regolazione allo scopo di favorire la stabilità della rete elettrica.

Ucraina

Durante la sessione straordinaria sulla sicurezza dell'approvvigionamento, Consiglio nazionale e degli Stati hanno anche discusso di alcune mozioni dell'UDC che chiedevano di ridefinire lo statuto dei rifugiati ucraini. Tutte sono state bocciate.

Respinta quindi - con 37 voti contro 6 agli Stati e 135 voti contro 51 al Nazionale - la mozione che chiedeva al governo di riesaminare in maniera periodica, e se necessario adeguare, la validità geografica dello statuto S all'interno dell'Ucraina.

Bocciata - con 37 voti contro 7 dalla Camera dei cantoni e con 136 voti a 50 da quella del popolo - anche la mozione che domandava di accordare lo statuto S soltanto alle persone di nazionalità ucraina, tranne nel caso di richiedenti l'asilo riconosciuti dall'Ucraina.

Non ha avuto miglio successo la mozione simile - respinta dagli Stati con con 37 voti contro 5 e 2 astenuti, e dal Nazionale con 135 voti contro 46 - che voleva limitare lo statuto di protezione S alle persone provenienti dall'Ucraina orientale, meridionale e dalla Crimea.