(ats) In merito alla formazione professionale superiore è meglio attendere i lavori della Confederazione volti a rafforzare questo sistema, modificando se necessario anche i titoli affinché i giovani svizzeri non siano svantaggiati a livello internazionale.

Questo in sintesi il motivo che ha spinto oggi il Consiglio degli Stati a respingere per 19 voti a 16 e 6 astensioni una mozione del consigliere nazionale Matthias Aebischer (PS/BE) mediante la quale si chiedeva al Consiglio federale di riqualificare i diplomi utilizzando, per esempio, denominazioni come "professional bachelor" o "professional master".

Secondo il deputato socialista, tale cambiamento dovrebbe mettere fine agli svantaggi dei giovani svizzeri nei confronti dei coetanei europei, in particolare tedeschi e austriaci, dove simili denominazioni sono ormai moneta corrente. Per i professionisti svizzeri, secondo Aebischer, questa decisione potrebbe avere conseguenze molto pesanti. Poiché infatti nel nostro Paese questi titoli non esistono, si riducono le chance di trovare un impiego sia qui che all'estero.

La mozione, che avrebbe dovuto essere accolta senza troppi problemi oggi stando alle raccomandazioni della commissione preparatoria, ha invece scatenato un dibattito abbastanza intenso, con i fautori che hanno sfoderato argomenti simili a quelli sviluppati da Aebischer, mentre i contrari che hanno messo in guardia i colleghi dal "mischiare" due tipi di formazione diversi, ossia quello professionale, senz'altro eccellente, e quello accademico, dove la ricerca svolge un ruolo importante.

Stando ai contrari, che al voto hanno prevalso, il fatto che in Germania e in Austria sia stato adottata questa nuova denominazione per la formazione professionale superiore non significa che la Svizzera debba fare altrettanto, tanto più che il problema andrebbe affrontato a livello continentale, come accaduto vent'anni fa con l'introduzione a livello europeo dei titoli di bachelor, master e dottorato.

Inoltre, assieme al consigliere federale Guy Parmelin, diversi oratori hanno rammentato che la Confederazione sta ripensando l'intero sistema della formazione professionale, giudicato da tutti eccellente, allo scopo di rafforzarla tanto in Svizzera che all'estero. Insomma, come indicato dallo stesso ministro della formazione, il parlamento sarà in ogni caso chiamato nell'estate 2023 ad esprimersi sui lavori dell'amministrazione poiché sarà necessario un cambiamento di legge. Inutile quindi anticipare i tempi, imponendo già ora al governo denominazioni specifiche che, tra l'altro, sono state criticate dagli ambienti interessati.