(ats) La Svizzera deve essere indipendente da produttori o Stati esteri per quanto concerne le tecnologie dell'informazione e della comunicazione o mezzi destinati a essere impiegati direttamente o indirettamente dall'esercito. Per farlo è necessario modificare la legge. Lo ha ribadito il Consiglio nazionale approvando nuovamente una mozione in tal senso di Ida Glanzmann-Hunkeler (Centro/LU).

Con 88 voti a 86, la Camera del popolo ha così respinto le modifiche all'atto parlamentare effettuate dagli Stati. La mozione torna ora a quest'ultima camera che potrà solo approvarla o respingerla (ma non modificarla nuovamente).

La risicata maggioranza ha ritenuto attuali le richieste della mozione. Le organizzazioni addette alla protezione della popolazione devono poter ricorrere a tecnologie svizzere e a mezzi di informazione e di comunicazione svizzeri per garantire in maniera duratura l'indipendenza della Confederazione e la cibersicurezza, ha sostenuto Thomas Rechsteiner (Centro/AI) a nome della commissione.

La modifica alla mozione effettuata dal Consiglio degli Stati, ossia lo stralcio della precisazione "devono essere create o adeguate in tal senso pertinenti basi legali", sancisce invece lo status quo. "Non ci sarebbe alcun valore aggiunto", ha detto l'altro relatore Jean-Luc Addor (UDC/VS). "Occorre dare un segnale chiaro a favore dell'indipendenza e la sicurezza del Paese", ha aggiunto.

Già oggi le aziende svizzere possono essere privilegiate, ha replicato la consigliera federale Viola Amherd, ricordando come questa possibilità sia prevista dalla riveduta legge sugli appalti pubblici (LAPub). Insomma, le basi legali legali in vigore sono sufficienti, ha precisato, invano, la responsabile del Dipartimento della difesa (DDPS).

La mozione torna come detto al Consiglio degli Stati.