L'iniziativa chiede che all'Assemblea federale di condannare l'Azerbaigian, riconoscendo anche ufficialmente il diritto all'autodeterminazione della popolazione della regione del Nagorno-Karabakh, abitata principalmente da Armeni. Inoltre, auspica che il Parlamento prenda provvedimenti per evitare che la guerra venga finanziata attraverso la vendita di materie prime azere - principalmente petrolio, n.d.r. - in Svizzera.
Il Cantone di Ginevra - che ospita la maggior parte degli Armeni residenti in Svizzera - ha giustificato l'iniziativa in particolare con gli attacchi al territorio armeno e le violazioni dei diritti umani da parte delle truppe azere.
Le due ex repubbliche sovietiche lottano da decenni per il controllo del Nagorno-Karabakh. La regione è stata annessa all'Azerbaigian durante l'era sovietica. Dopo la dissoluzione dell'URSS, il Nagorno-Karabakh si è dichiarato indipendente ed è stato sostenuto dall'Armenia.
La prima guerra si è conclusa nel 1994 - provvisoriamente con una vittoria armena. Nel 2020, l'Azerbaigian ha riconquistato ampie zone del Nagorno-Karabakh. Solo in quell'occasione, più di 6500 persone sono state uccise nei combattimenti. Al termine del cessate il fuoco, l'Armenia ha dovuto fare importanti concessioni territoriali, dopodiché il Nagorno-Karabakh è stato accessibile all'Armenia solo attraverso un corridoio monitorato dalle forze di pace russe. Da dicembre, anche questo accesso è stato bloccato, con gravi conseguenze per la situazione umanitaria nell'enclave. Nel settembre scorso, l'Azerbaigian ha attaccato per la prima volta obiettivi in Armenia.
La Commissione della politica estera degli Stati è del parere che l'iniziativa rappresenti il modo sbagliato per influenzare il conflitto. Tuttavia, la commissione ha inviato una lettera al Consiglio federale chiedendogli di intervenire in qualità di membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'obiettivo? Ottenere l'apertura del corridoio di Lachin e un ponte aereo tra l'Armenia e il Nagorno-Karabakh. Stando al consigliere federale Ignazio Cassis, la Svizzera è già molto attiva nel conflitto. Tuttavia, ha ammesso, la situazione è difficile.