(ats) Alle vittime di attentati terroristici all'estero, e di altre forme di violenza, va ridato il diritto a una riparazione. È quanto chiedono quattro mozioni dal tenore simile approvate oggi dal Consiglio nazionale per 109 voti a 67 contrari.

Con questi atti parlamentari presentati da Jacqueline de Quattro (PLR/VD), Léonore Porchet (Verdi/VD), Min Li Marti (PS/ZH) e Lilian Studer (Evangelici/AG), si chiede di annullare la modifica apportata alla legge sull'assistenza alle vittime dopo l'attentato di Luxor del 1997, allorché 36 cittadini svizzeri furono trucidati e altri feriti da un gruppo islamista.

Fino ad allora, i cittadini svizzeri residenti nel nostro Paese potevano chiedere un risarcimento al Cantone se le prestazioni fornite dallo Stato estero risultavano insufficienti, hanno affermato le quattro deputate. Tuttavia, tale possibilità è stata stralciata dalla legge con la scusa che potrebbe diventare troppo costosa

La Francia è stata citata quale buon esempio da seguire: il 90% delle persone vittime degli attacchi terroristici di Parigi del 2015 ha nel frattempo ricevuto un risarcimento. Tuttavia, una cittadina svizzera rimasta ferita in quell'attacco sta ancora aspettando una riparazione, ha rammentato Min Li Marti, aggiungendo che quell'evento traumatico ha impedito alla donna di riprendere a lavorare. "Si tratta di rimediare a un'ingiustizia", ha affermato la consigliera nazionale socialista.

Per il Consiglio federale, contrario alla mozione, le vittime di crimini all'estero hanno diritto a servizi di consulenza, ma un eventuale risarcimento è di competenza dello Stato in cui è stato commesso il crimine.