Contrariamente alla raccomandazione contraria della commissione preparatoria, il Consiglio degli Stati è entrato oggi in materia per 24 voti a 20 su un progetto di legge del governo, frutto di una mozione, già accolto dal Nazionale lo scorso marzo.
Per l'occasione, la Camera del popolo era andata più lontano rispetto al disegno di legge preparato dal Governo: aveva infatti stabilito che chiunque consegua un diploma svizzero di qualsiasi livello terziario in un settore con penuria di specialisti deve poter rimanere e lavorare nella Confederazione.
La mozione domandava una deroga ai contingenti per la manodopera proveniente dai Paesi al di fuori dell'Ue e dell'Associazione europea di libero scambio (AELS). La modifica normativa strizza l'occhio agli interessi della piazza economica, trattenendo in Svizzera persone che di norma, essendosi formate nelle istituzioni accademiche elvetiche, sono già ben integrate.
Ed è proprio su questo aspetto che una minoranza, uscita vincente dal voto, ha insistito nel corso del dibattito. Lisa Mazzone (Verdi/GE) ha parlato dell'acuta carenza in Svizzera di specialisti denunciata dagli imprenditori, un aspetto ripreso da Ruedi Noser (PLR/ZH), egli stesso imprenditore, secondo cui bisognerebbe fare un'eccezione per persone già ben integrate da noi di cui la nostra economia e il mondo della ricerca hanno estremamente bisogno.
La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha sottolineato che non si tratta di aprire le porte a tutti, bensì a un numero ristretto di persone: i potenziali fruitori di una simile eccezione sarebbero da 400 a 500 all'anno, ha spiegato la "ministra" di giustizia e polizia. La legge sugli stranieri contempla già eccezioni ai contingenti e ai tetti massimi contenuta nell'articoli 121 della Costituzione federale frutto dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa, ha poi aggiunto. Anche per Daniel Josistch (PS/ZH), la soluzione proposta dal governo è conforme alla Costituzione.
Un'opinione non condivisa da Philippe Bauer (PLR/NE) e Daniel Fässler (Centro/AI), secondo cui l'articolo 121a adottato nel 2014 esige che il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera sia limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali senza eccezioni.
Oltre a ciò, ha fatto notare a nome della commissione, Andrea Caroni (PLR/AR), non vi è necessità di agire, poiché i contingenti esistenti non vengono nemmeno tutti utilizzati. A detta del "senatore" appenzellese, un'eccezione come quella prevista dal disegno di legge governativo creerebbe una categoria di cittadini di Stati terzi non soggetti alle regole previste dalla Costituzione federale.
Al voto, come accennato, la minoranza l'ha spuntata obbligando al commissione ad esaminare il progetto di legge governativo.