(ats) L'uso di sostanze polifluoroalchiliche (PFAS), considerate dannose per l'organismo, va limitato. È quanto chiede una mozione della "senatrice" Marianne Maret (Centro/VS) approvata oggi anche dal Consiglio nazionale (per 134 a 53).

Il governo è così stato incaricato di determinare valori limite sia per quanto riguarda la concentrazione nel suolo e nel sottosuolo sia per lo smaltimento di materiali e l'immissione nelle acque di scarico.

I Pfas sono sostanze difficilmente biodegradabili, utilizzate industrialmente già da decenni e ormai presenti in diversi siti in Svizzera. Introducendo valori limite nelle ordinanze federali, i Cantoni disporrebbero di un chiaro riferimento e della sicurezza giuridica necessaria per procedere al trattamento dei siti inquinati.

In aula l'opposizione è giunta dai banchi dell'UDC, che volevano lasciare tale competenza ai cantoni. Non tutti sono interessati dall'inquinamento da PFAS e alcuni hanno già provveduto a bonificare i siti, hanno evidenziato invano i democentristi.

Il Nazionale ha invece respinto (con 98 voti contro 80 e 5 astenuti) una seconda mozione, depositata dalla sua Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia, che chiedeva di adottare misure di prevenzione per limitare l'utilizzo e la produzione di PFAS. L'atto parlamentare chiedeva di tenere in considerazione eventuali altre sostanze sostitutive e di adottare un metodo che, per quanto riguarda i prodotti contenti PFAS, consenta di distinguere tra quelli essenziali (per esempio la schiuma estinguente, usata in caso di vasti incendi) e quelli superflui (per esempio nel settore dei cosmetici).

Anche a livello europeo queste sostanze sono fortemente criticate. Nel febbraio scorso, per esempio, Danimarca, Germania, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia hanno presentato all'Agenzia Ue per le sostanze chimiche una proposta per vietare i PFAS.

I cinque Paesi, guidati da un'iniziativa di Germania e Paesi Bassi, hanno dato avvio alla procedura che dovrebbe sfociare in un regolamento nel 2025, che obbligherebbe le aziende a cercare alternative ai PFAS, molto probabilmente a partire dal 2026/27. Vale a dire a circa 10'000 sostanze diverse attualmente in commercio e impiegate in moltissime lavorazioni, dai tessuti impermeabili alle padelle antiaderenti, dai cosmetici ai dispositivi medici.

I cinque stati propongono il divieto di produzione e commercializzazione, con deroghe per usi specifici limitate nel tempo.

I Pfas sono noti con la definizione di "forever chemicals", perché si accumulano nell'ambiente e possono essere assimilati dai tessuti umani.