(ats) L'onere normativo a carico delle aziende va ridotto e la gamma di servizi digitalizzati offerti dalle autorità ampliata. Ne è convinto il Consiglio degli Stati che, per 28 voti a 9 (quattro astenuti), ha approvato oggi la legge sullo sgravio delle imprese (LSgrl). La palla passa ora al Consiglio nazionale.

L'obiettivo del disegno di legge governativo discusso dai "senatori" è dotare la Svizzera di un quadro efficiente e misurato per garantire l'attrattiva delle condizioni della piazza economica. Il Consiglio federale ha dunque proposto una serie di misure specifiche, volte allo sgravio amministrativo, nella LSgrI, che mira anche a promuovere la digitalizzazione dei servizi delle autorità a disposizione delle imprese sulla piattaforma elettronica centrale Easygov.

Secondo la maggioranza del plenum, il progetto contribuisce alla lotta contro i costi normativi e migliorerà la qualità delle informazioni disponibili per il Consiglio federale e il Parlamento. Allo stesso modo, quanto previsto a proposito di Easygov renderà più agevoli i processi amministrativi tra le imprese e le autorità.

Rispetto al progetto originale, gli Stati hanno optato per inserire un'aggiunta per quanto riguarda l'obbligo per l'Amministrazione federale di stimare i costi della regolamentazione. Seguendo il parere della sua Commissione dell'economia e dei tributi, la Camera dei cantoni ha deciso (per 27 voti a 17) di non calcolare solo quelli per le società, ma pure quelli per consumatori e contribuenti.

La maggioranza ha ritenuto che le regolamentazioni causino costi anche per i privati, i cui interessi vanno considerati tanto quanto quelli delle imprese. "In questo Paese ci sono persone, non solo aziende", ha detto riassumendo questo punto di vista Pirmin Bischof (Centro/SO). La proposta provocherà un enorme ampliamento del campo d'applicazione della legge e, di riflesso, un notevole aumento dell'onere per l'amministrazione, ha tentato di ribattere Hannes Germann (UDC/SH). "La richiesta è comprensibile, ma porta con sé un enorme surplus di lavoro", gli ha dato invano man forte il consigliere federale Guy Parmelin.

Una minoranza avrebbe inoltre voluto istituire un organismo indipendente di controllo, incaricato di verificare la plausibilità delle stime dei costi della regolamentazione fatte dall'amministrazione. Ciò per migliorare la qualità di tali valutazioni numeriche e dunque contribuire a una maggiore considerazione di questo aspetto durante il processo decisionale.

L'istituzione di questo organismo, richiesta infine bocciata per 30 a 14, è stata però considerata troppo complessa e burocratica. Insomma, una sorta di contraddizione rispetto agli obiettivi della legge. "Sarebbe caro e inutile", ha tagliato corto Carlo Sommaruga (PS/GE).

No a freno regolamentazione

In seguito, i "senatori" si sono occupati di un progetto dai contenuti simili, pensato per far sì che, analogamente al freno alle spese, gli atti legislativi con notevoli ricadute per le imprese debbano essere approvati dalla maggioranza dei membri di ciascuna Camera, aspetto che rende necessaria una modifica costituzionale. Il plenum ha però deciso, per 24 a 18, di non entrare in materia. A favore si sono espressi i rappresentanti dell'UDC e parte del PLR.

Già il governo, adempiendo a un mandato parlamentare, aveva redatto e adottato il messaggio controvoglia, dicendosi critico nei riguardi di questo strumento e respingendo l'idea di un freno alla regolamentazione. Aveva fissato due valori soglia per la sua applicazione: più di 10'000 aziende interessate dall'aumento dei costi normativi o un incremento complessivo di oltre 100 milioni di franchi di tali oneri per tutte le imprese su un periodo di dieci anni.

Nella pratica, ha affermato a nome della commissione preparatoria Hans Stöckli (PS/BE), questo strumento sarebbe di difficile applicazione, oltre che poco democratico. L'efficacia è dubbia e potrebbero sorgere incertezze giuridiche, ha aggiunto Parmelin.

Anche in questo caso il dossier si trasferirà ora sui banchi del Nazionale.