Secondo la maggioranza del plenum, e il consigliere federale Guy Parmelin, gli strumenti giuridici attualmente in vigore sono sufficienti. A tale proposito, ha sostenuto il "ministro" dell'economia, abbiamo recentemente autorizzato dieci posti supplementari presso la Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
Tenendo anche conto del buon funzionamento della cooperazione con i servizi dei Paesi esteri, la maggioranza crede che non sussistano motivi per chiedere al Consiglio federale l'adozione di specifiche misure organizzative.
A nome di una minoranza, Carlo Sommaruga (PS/GE) ha sostenuto che grazie all'istituzione di una task force si potrebbero intensificare in modo significativo gli sforzi intrapresi dalla Svizzera per l'attuazione delle sanzioni. Sommaruga teme che la Svizzera venga prima o poi obbligata a cambiare atteggiamento su pressione dell'estero. A detta del "senatore" ginevrino, affidarsi agli annunci di banche e fiduciarie non basta. Insomma, la SECO non può rimanere passiva.
Affermazioni, quest'ultime, rintuzzate da Parmelin - che le reputa false -, secondo cui la SECO non si limita ad attendere le informazioni, ma ha anche eseguito attivamente controlli in varie banche a caccia di patrimoni nascosti. Oltre ai 7,5 miliardi bloccati riconducibili ad oligarchi sanzionati, Parmelin ha ricordato anche le oltre cento segnalazioni da parte delle dogane di operazioni sospette. Insomma, a detta del consigliere federale democentrista, non dobbiamo arrossire visto l'impegno profuso affinché la Svizzera non venga utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali.