È quanto pensa il Consiglio degli Stati che stamane, seguendo la sua commissione, ha rinviato il dossier al Consiglio federale. Il dossier ritorna ora al Nazionale che, a differenza dei "senatori", ha approvato un progetto in materia. La camera del popolo dovrà decidere se intende seguire i colleghi della camera dei Cantoni.
La storia di questo oggetto è un po' travagliata, come è stato ricordato in aula da Andrea Caroni (PLR/AR) e dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. Inizialmente, infatti, la commissione preparatoria degli Stati non voleva sentir parlare di questo progetto e aveva domandato alla propria camera di bocciarne l'entrata in materia. I commissari avevano sottolineato che il disegno di legge in questione creerebbe una categoria di cittadini di Stati terzi non soggetti a contingenti.
In aula, la maggioranza dei "senatori" aveva però approvato l'entrata nel merito. Il dossier è così tornato in commissione. Quest'ultima, ha rammentato Caroni, continua in ogni caso a ritenere problematica dal profilo costituzionale la deroga ai contingenti proposta dal Consiglio federale. Per questo invita il governo a trovare un approccio conforme alla Costituzione.
Stando a Caroni, il Consiglio federale godrà di un ampio margine di manovra nell'elaborare un progetto conforme alla Costituzione federale, potendo agire sia a livello di legge che di ordinanza al fine di sfruttare al meglio i contingenti per lavoratori di Stati terzi.
Dal canto suo, la "ministra" di giustizia e polizia si è detta pronta ad accettare la sfida lanciata dai "senatori", sottolineando tuttavia che la ricerca di una soluzione agli interrogativi della commissione non sarà così facile.
Il dossier è frutto di una mozione accolta da entrambi i rami del parlamento. Rispetto al progetto del governo, la camera del popolo era andata più lontano stabilendo che chiunque consegua un diploma svizzero di qualsiasi livello terziario in un settore con penuria di specialisti deve poter rimanere e lavorare nella Confederazione.
La mozione domandava una deroga ai contingenti per la manodopera proveniente dai Paesi al di fuori dell'Ue e dell'Associazione europea di libero scambio (AELS). La modifica normativa strizza l'occhio agli interessi della piazza economica, trattenendo in Svizzera persone che di norma, essendosi formate nelle istituzioni accademiche elvetiche, sono già ben integrate.