Il Consiglio degli Stati ha ribadito oggi tacitamente che questa regola deve essere applicata soltanto per le sedute per le quali non è prevista alcuna supplenza. Il Nazionale auspica invece che questa disposizione sia valida indipendentemente dal fatto che ci sia o meno una supplenza.
"Non vogliamo un indebolimento della protezione delle madri", ha ricordato Lisa Mazzone (Verdi/GE). Il fatto di limitare l'eccezione alle situazioni per le quali non vi sia una supplenza giustifica la differenza stabilita tra le parlamentari e le altre madri, il che è legato alla natura del sistema di milizia. La "senatrice" ecologista ha aggiunto che se la nozione di supplenza venisse tolta, vi sarebbe pure il rischio di una pressione sulle donne affinché partecipino alle sedute.
La revisione della legge ha avuto origine da una sentenza del Tribunale federale che nel marzo del 2022 ha bocciato un ricorso della consigliera nazionale Kathrin Bertschy (PVL/BE). I giudici avevano sentenziato che, essendo il mandato parlamentare retribuito, la competente cassa di compensazione aveva correttamente interrotto il versamento delle indennità di maternità alla bernese.
In seguito a questa vicenda e all'inoltro di quattro iniziative cantonali - BL, BS, LU e ZG - la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati ha proposto di completare la LIPG con un'eccezione in base alla quale il diritto all'indennità di maternità non si estingua più prematuramente se, durante il congedo, la madre prende parte a sedute delle Camere di parlamenti a livello federale, cantonale o comunale, se non è possibile fare appello a deputati supplenti.
La partecipazione alle sedute resterà comunque facoltativa, in modo da non esercitare alcuna pressione sulle parlamentari. Le ripercussioni finanziarie dell'introduzione dell'eccezione nella LIPG dovrebbero essere marginali.