(ats) L'attuale regolamentazione a livello di ordinanza riguardante la società SIFEM - Swiss investment fund for emerging markets - va trasferita in una legge. È quanto deciso oggi dal Consiglio degli Stati che ha approvato un progetto governativo in tal senso, modificandolo in un punto, per 37 voti a 3. Il dossier va al Nazionale.

In qualità di società finanziaria di sviluppo appartenente alla Confederazione, la SIFEM esegue investimenti a beneficio di imprese private nei Paesi poveri e nei Paesi emergenti i quali, oltre a un ritorno finanziario, mirano a ottenere un ampio impatto sullo sviluppo con particolare attenzione alla creazione di posti di lavoro.

Diversamente dal progetto governativo, il plenum ha deciso di imporre alla SIFEM, allo scopo di raggiungere gli obiettivi di cooperazione allo sviluppo, l'obbligo legale di collaborare con i servizi federali competenti, in particolare la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di stato dell'economia (SECO). Stando al "ministro" dell'economia Guy Parmelin, contrario, ciò che si chiede con questa aggiunta è già realtà. Al voto, però, la proposta della commissione l'ha spuntata nettamente (37 voti a 2).

Il plenum ha anche respinto due proposte di Carlo Sommaruga (PS/GE). Nella prima il "senatore" socialista chiedeva alla SIFEM di sostenere progetti anche in grado di generare maggiori entrate fiscali. Secondo la maggioranza, tale aggiunta rischiava di penalizzare le cooperative che non hanno come obiettivo il conseguimento di utili.

Sommaruga avrebbe voluto anche condizionare l'eventuale partecipazione di privati alla SIFEM - di cui la Confederazione detiene attualmente il 100% - a un aumento di capitale. Secondo il consigliere agli Stati ginevrino, SIFEM avrebbe potuto aumentare il proprio margine di azione, portando il suo capitale da 670 milioni di franchi a poco più di un miliardo.