Secondo la deputata ecologista, da qualche anno si è considerevolmente sviluppata la raccolta di firme a pagamento, dando luogo a un vero e proprio mercato. In poche parole, diverse persone, spesso in situazione precaria, vengono ingaggiate e retribuite per raccogliere le sottoscrizioni.
Per Porchet, ciò spinge queste persone a usare argomenti semplicistici, se non addirittura falsi, per ottenere rapidamente il maggior numero possibile di firme. Con l'obiettivo di impedire questa pratica, la vodese puntava quindi a modificare la legge federale sui diritti politici, ad esempio introducendo sanzioni e invalidamenti. Le sue argomentazioni non hanno però convinto il plenum, che non ha dato seguito all'oggetto, sancendone la sua liquidazione.