(ats) Per il momento le aziende non saranno soggette a regole più severe circa la parità salariale tra uomini e donne. È quanto stabilito oggi dal Consiglio nazionale che ha respinto tre iniziative parlamentari presentate dalla sinistra che chiedevano un ulteriore giro di vite in materia.

"La nostra camera ha già adottato in maggio una mozione del Centro che prevede sanzioni in questo ambito e la questione è attualmente all'esame del Consiglio degli Stati", ha fatto notare Philippe Nantermod (PLR/VS) a nome della commissione. Inoltre, il Consiglio federale prevede di pubblicare nel 2025 un rapporto intermedio sulla revisione della legge sulla parità, entrata in vigore nel 2020. Secondo Diana Gutjahr (UDC/TG) sarebbe quindi prematuro adottare provvedimenti più ambiziosi adesso senza conoscere il contenuto del rapporto.

Di parere opposto la sinistra secondo cui bisogna agire subito senza attendere ancora. "Quasi la metà di tutte le disuguaglianze sono inspiegabili", ha affermato Katharina Prelicz-Huber (Verdi/ZH).

Dall'ultima revisione della legge sulla parità, le aziende con almeno 100 dipendenti sono tenute a effettuare un'analisi dei salari e a farla verificare da un ente esterno. Tuttavia, la legge non prevede alcun monitoraggio o sanzione. Le aziende con meno di 100 dipendenti non sono nemmeno tenute a svolgere questo compito, ha criticato Prelicz-Huber, secondo cui "una legge senza sanzioni è poco".