Da oltre un anno, Teheran reprime duramente il movimento di protesta scatenato dalla morte di Mahsa Amini, la giovane curda morta dopo essere stata arrestata per aver violato il codice di abbigliamento. La società iraniana va appoggiata nella sua battaglia con misure ragionevoli e appropriate, ha detto a nome della commissione preparatoria Daniel Jositsch (PS/ZH), ricordando la continua oppressione delle donne e dei manifestanti nel Paese asiatico.
Tuttavia, la Svizzera ha un mandato in Iran, ha sottolineato Jositsch. Ecco perché, per non compromettere il ruolo di Berna di potenza protettrice, si dovrebbe rinunciare alla seconda richiesta della mozione, ossia quella di riprendere interamente le sanzioni dell'Unione europea contro membri del regime iraniano.
Una minoranza auspicava invece che la mozione venisse respinta nella sua totalità. "È chiaro che l'Iran è un Paese problematico, ma abbiamo una posizione privilegiata, dato che discutiamo con loro", ha dichiarato senza successo Marco Chiesa (UDC/TI). Stando al ticinese, le buone relazioni diplomatiche, di cui la Confederazione gode in quanto Stato neutrale, non dovrebbero essere pregiudicate.
"Possiamo sia offrire i buoni uffici sia far rispettare i diritti umani", ha ribattuto Carlo Sommaruga (PS/GE), secondo cui "non si può restare con le mani in mano". Da parte sua, il ministro degli esteri Ignazio Cassis si è detto d'accordo con i propositi della mozione nella sua versione annacquata. In Iran avvengono "violazioni inammissibili, tuttavia il ruolo che svolgiamo ha la priorità sulla ripresa delle sanzioni", ha affermato il consigliere federale.
Vista la modifica al testo apportata dai "senatori", l'oggetto torna ora al Nazionale.