Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati, accogliendo, per 27 a 11, una mozione della sua Commissione della politica di sicurezza (CPS-S). Il dossier si trasferisce ora sui banchi del Nazionale.
Tali deroghe, ha precisato in aula a nome della commissione Alex Kuprecht (UDC/SZ), andrebbero concesse in circostanze eccezionali e se necessarie per salvaguardare gli interessi di politica estera o di sicurezza del Paese. L'atto non ha effetto retroattivo e non varrebbe dunque nell'ambito della guerra d'aggressione da parte della Russia in Ucraina, ha puntualizzato lo svittese, secondo cui si tratta piuttosto di fornire una base al governo.
Nel suo controprogetto all'iniziativa popolare federale "Contro l'esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)", il Consiglio federale aveva suggerito al Parlamento l'introduzione di un articolo, che gli avrebbe conferito la facoltà di derogare ai criteri per l'autorizzazione di affari con l'estero previsti dalla legge. Tuttavia, tale clausola non aveva ottenuto una maggioranza di consensi sotto la Cupola.
La mozione vuole riprendere questa proposta "a distanza di oltre due anni, non ricordo sia mai successo nei miei 16 anni a Berna", ha protestato Daniel Jositsch (PS/ZH), contrario come il resto della sinistra. "Ora che l'iniziativa è stata ritirata, si vuole tornare alla vecchia situazione", ha aggiunto lo zurighese.
"Il mondo è cambiato, non è più quello del 2021", ha replicato Andrea Gmür-Schönenberger (Centro/LU). Gli affari con Kiev non saranno comunque possibili, ma purtroppo ci sarà sempre il rischio di altre guerre nel mondo, ha fatto presente dal canto suo Thierry Burkart (PLR/AG).
D'accordo con la mozione anche il governo, rappresentato in aula dal ministro dell'economia Guy Parmelin. Il contesto attuale non fa altro che rafforzare la nostra richiesta di due anni fa, ha dichiarato.
La deroga permetterebbe al Consiglio federale di godere di una certa flessibilità per adeguare la politica in materia di esportazioni di materiale bellico ai cambiamenti nell'ambito della politica estera e della politica di sicurezza, ha motivato Parmelin. "Non si tratta assolutamente di un assegno in bianco per aggirare la legislazione, né intacca gli obblighi di neutralità. Potrebbe essere usata solo a titolo eccezionale e a condizioni rigorose", ha rimarcato il vodese.
Le basi giuridiche e gli obblighi di diritto internazionale relativi all'esportazione di armi rimarrebbero comunque applicabili, ha proseguito Parmelin. Ad esempio, in relazione al conflitto ucraino, continuerebbero a valere in particolare le Convenzioni dell'Aja.
Insomma, ha riassunto Parmelin convincendo il plenum, se gli Usa o un nostro altro partner importante, come un membro dell'Ue, dovessero entrare in un conflitto armato internazionale, l'assenza di deroghe renderebbe impossibile dare semaforo verde a qualsiasi tipo di export. E ciò, ha concluso, sarebbe molto grave per gli interessi della Svizzera.