In qualità di società finanziaria di diritto privato per lo sviluppo appartenente alla Confederazione, la SIFEM esegue investimenti a beneficio di imprese private nei Paesi poveri e nei Paesi emergenti i quali, oltre a un ritorno finanziario, mirano a ottenere un ampio impatto sullo sviluppo con particolare attenzione alla creazione di posti di lavoro, ha spiegato in aula il "ministro" dell'economia, Guy Parmelin.
Diversamente dal Consiglio degli Stati, il plenum ha deciso per 103 voti a 85 di non imporre alla SIFEM, allo scopo di raggiungere gli obiettivi di cooperazione allo sviluppo, l'obbligo legale di collaborare con i servizi federali competenti, in particolare la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di stato dell'economia (SECO). Stando al "ministro" dell'economia Guy Parmelin, contrario, ciò che si chiede con questa aggiunta è già realtà.
In seguito, il plenum ha respinto i tentativi del campo rosso-verde di inserire nella legge l'obbligo di rispettare l'uguaglianza dei sessi nell'accesso agli aiuti o il rispetto degli accordi di Parigi sull'ambiente, come anche il divieto di non investire nelle energie fossili.
La Sifem, ha spiegato il consigliere federale, si propone dal 2011 di creare posti di lavoro decenti, tenendo conto anche dell'uguaglianza dei sessi e degli obiettivi a livello ambientale. Simili aggiunte non sono quindi necessarie, ha sottolineato Parmelin. La legge deve fissare gli obiettivi generali, non entrare nei particolari, ha aggiunto il "ministro" democentrista.