Attualmente, le persone con lo status di protezione S sono soggette all'obbligo di autorizzazione se vogliono esercitare un'attività lucrativa o cambiare impiego, ha dichiarato Greta Gysin (Verdi/TI) a nome della commissione. Secondo l'ecologista ticinese, i rapporti di lavoro con queste persone non dovrebbero più essere soggetti ad autorizzazione, ma solo a una notifica.
L'obiettivo è di ridurre gli ostacoli amministrativi all'assunzione delle persone interessate e di migliorare la loro integrazione nel mercato del lavoro. Questi rifugiati verrebbero trattati alla stessa stregua delle persone con lo statuto di ammissione provvisoria (permesso F).
L'udc si è opposta invano alla mozione. "Stiamo estendendo un privilegio allo statuto S, mentre i rifugiati ucraini hanno già la possibilità di recarsi nel loro Paese d'origine per 60 giorni", ha dichiarato Martina Bircher (UDC/AG).
Il Consiglio federale ha sostenuto la mozione. "Non si tratta di un ulteriore privilegio, ma di una facilitazione per i rifugiati e i datori di lavoro", ha sottolineato la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia, Elisabeth Baume-Schneider. Dei 66'000 Ucraini in Svizzera, il 20% lavora attualmente, "il che è già promettente". Il Consiglio federale punta a raggiungere il 40% entro il 2024.