(ats) Il Consiglio nazionale ha risolto oggi quasi tutte le divergenze con gli Stati riguardo al progetto volto a rafforzare l'economia circolare, in particolare quella sul disimballaggio dei prodotti biogeni. L'oggetto ritorna comunque alla Camera dei cantoni per l'eliminazione di un'ultima differenza superstite.

La revisione della legge sulla protezione dell'ambiente - già adottata nel suo insieme da entrambi i rami del Parlamento nel 2023 - si propone di evitare gli sprechi di risorse al fine di mitigare l'impatto dell'economia sull'ambiente. Sono previste anche sanzioni contro il littering: chiunque si macchierà di lasciare in giro dei rifiuti sarà punito con una multa massima di 300 franchi.

L'obiettivo del progetto è rendere l'economia elvetica più efficiente, ridurne l'impatto sull'ambiente e aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento, ha ricordato il relatore commissionale Christophe Clivaz (Verdi/VS). L'approccio è globale e copre l'intero ciclo del prodotto, vale a dire la valorizzazione, il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio dei rifiuti.

Il disegno chiede alle autorità di attuare misure di protezione che si basino sul principio della conservazione dell'ambiente e delle risorse naturali. Per farlo la revisione legislativa punta a una stretta collaborazione con gli ambienti economici. Gli ostacoli normativi o amministrativi saranno ridotti.

Oggi il Nazionale ha eliminato la maggior parte delle differenze con gli Stati, seguendo in diversi casi tacitamente le proposte della commissione preparatoria. Tra le altre cose, è stato mantenuto il principio del monopolio cantonale nello smaltimento dei rifiuti urbani.

Unione d'intenti anche sul punto più discusso, ossia la questione se i prodotti biogeni invenduti debbano o meno essere tolti dall'imballaggio, in nome di una raccolta differenziata. La Camera del popolo ha infine optato per allinearsi ai "senatori", rinunciando all'obbligo generalizzato che aveva invece voluto introdurre l'anno scorso al momento del primo passaggio del dossier in aula.

"Non ha senso che i prodotti biogeni siano sottoposti a un'ulteriore fase di trattamento, visto l'onere che comporterebbe", ha fatto notare Nicolo Paganini (Centro/SG). D'accordo anche il consigliere federale Albert Rösti, secondo cui "il rapporto costi-benefici non è ottimale". Il ministro ha inoltre evidenziato come in linea di massima l'obbligo, a determinate condizioni, sia già previsto dalla legge.

L'oggetto torna ora sui banchi degli Stati per trattare un'ultima divergenza di secondo piano. Il Nazionale ha in effetti deciso che la misurazione degli obiettivi indicati dal Consiglio federale alle Camere per le risorse naturali debba fondarsi su "standard riconosciuti a livello internazionale" e non sulle dichiarazioni dei prodotti.