In quell'occasione, la Camera del popolo aveva approvato (106 favorevoli e 57 contrari) la revisione del calcolo dei tassi di mora applicati dalla Confederazione alle imprese previsto nel Codice delle obbligazioni. Il progetto, che attua un'iniziativa parlamentare di Fabio Regazzi (Centro/TI), prevedeva di sostituire l'attuale interesse moratorio del 5% con uno variabile, basato sul Saron (Swiss Average Rate Overnight), che tenga conto dei tassi di mercato vigenti e con una maggioranza massima rispetto ad essi di due punti percentuali.
L'oggetto era in seguito passato agli Stati, dove, in dicembre, con 20 voti contro 17 e sei astensioni, seppur di poco il cambio di sistema era stato bocciato. La commissione competente del Nazionale aveva poi suggerito al plenum di allinearsi a questa decisione, cosa prontamente avvenuta oggi.
L'aula ha giudicato che l'attuale sistema si è dimostrato efficace e che chiarezza e semplicità siano i suoi punti di forza. "Il tasso del 5% è conosciuto e fa parte della tradizione", ha detto Nadine Gobet (PLR/FR). "Non complichiamo qualcosa che funziona bene", ha chiesto ai colleghi la friburghese.
"È semplice e prevedibile, non serve un computer delle Nasa per calcolarlo", ha aggiunto il relatore della commissione Jean-Luc Addor (UDC/VS), ricordando come le cose siano cambiate rispetto al 2016, anno del deposito dell'iniziativa da parte di Regazzi.
"Non c'è motivo di modificare la decisione di settembre, i tassi sono restati circa sugli stessi livelli", si è opposto Raphaël Mahaim (Verdi/VD). Stando all'ecologista, il sistema attuale è troppo favorevole ai creditori.
"La situazione è più stabile in confronto a otto anni fa", gli ha replicato il consigliere federale Beat Jans. Pure il governo era infatti per mantenere il tasso fisso, dato che uno variabile avrebbe rischiato di premiare i cattivi debitori. Molte piccole e medie imprese dispongono di poca liquidità e soffrono a causa dei pagatori ritardatari, ha inoltre evidenziato il ministro basilese.