Come noto, il progetto in discussione mira a dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Inoltre, dopo l'approvazione popolare, nel giugno 2023, della Legge sulla Protezione del Clima, dovrà essere raggiunto l'obiettivo "emissioni nette zero" entro il 2050.
Nel dettaglio, il progetto si basa su incentivi, integrati da incoraggiamenti e investimenti mirati, nei settori dell'edilizia, dell'industria, della finanza e della mobilità. Dopo il "no" alla precedente versione sottoposta a votazione popolare nel 2021, le Camere hanno deciso di non introdurre nuove tasse o divieti.
Le divergenze
Durante l'esame parlamentare, Consiglio nazionale e degli Stati si sono opposti fino all'ultimo su tre misure proposte per raggiungere gli obiettivi della legge. La prima riguardava l'eventualità di prevedere una quota minima di emissioni di gas serra da compensare in Svizzera. Il Nazionale voleva almeno il 75%, percentuale poi abbassata al 70%. Ieri, però, la Camera del popolo si è allineata ai "senatori" che non hanno mai voluto obiettivi cifrati. Toccherà quindi all'esecutivo stabilire la quota della riduzione.
Il secondo punto concerneva l'introduzione di soglie intermedie in relazione ai valori obiettivo di emissioni di CO2 per le automobili nuove. Anche qui il Nazionale ieri si è allineato agli Stati rinunciando a fissare traguardi scaglionati nel tempo.
Il terzo e ultimo punto riguardava, come detto, la promozione - con 20 milioni di franchi all'anno al massimo - dell'installazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, che gli Stati non hanno mai voluto. E anche in questo caso è stata la Camera dei cantoni a spuntarla. Così ha deciso stamane la conferenza di conciliazione con 14 voti a 12, ha detto il "senatore" Damian Müller (PLR/LU) a nome della commissione.
Il dossier è ora pronto per le votazioni finali.